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Donatella Sacchi, presidente del comitato tecnico internazionale della ginnastica artistica femminile (nella foto di Enis Lederer insieme a Diego Lazzarich) è ai Giochi Olimpici di Tokyo quella che nel calcio verrebbe definita la capa degli arbitri, visto che presiede la giuria superiore dell’Ariake Gymnastics Centre durante le gare delle donne. L’abbiamo raggiunta oggi che è in programma l’all around maschile, e quindi è un po' più libera, per chiederle cosa si dice nei corridoi della FIG a proposito della crisi della Biles.

“Che io sappia, già durante i trials americani non aveva brillato come suo solito – ci racconta la Dona, come la chiamano affettuosamente nell'ambiente in Italia - Probabilmente è una cosa dovuta allo stress, alla pressione mediatica. Le ginnaste ogni tanto accusano questi blocchi psico-motori. Può capitare anche alle migliori”.

La Sacchi, che fece parte dell’Italdonne ai Giochi Olimpici di Montreal '76 ed ebbe quindi modo di assistere dal vivo alle magie di un’altra stella della ginnastica, Nadia Comaneci, ha l’esperienza per provare, quanto meno, a comprendere quello che sta passando il fenomeno americano.

“Sì, posso immaginare come si senta dentro e mi dispiace tanto per lei. L’ammiro molto per la grande forza che ha avuto in questi momenti terribili. E temo, purtroppo, che, se viene confermata notizia del blocco sulle rotazioni, sarà difficile vederla nelle finali di specialità a volteggio e corpo libero. Anche perché presenta elementi di estrema difficoltà, proprio in volo. A trave e, forse, alle parallele ce la potrebbe fare, ma dipende da lei. È grande, sa bene cosa rischia nel caso avesse un blackout durante un esercizio. Perdere i punti di riferimento in aria può diventare pericoloso. Ieri, secondo me, al volteggio è stata straordinaria. Malgrado si sia persa, ha saputo gestire il proprio corpo in modo da arrivare in piedi. Doveva fare due avvitamenti e mezzo, è salita su e non ha saputo più da che parte girare. La cosa più importante era non farsi male e in un istante ha chiuso l’uno e mezzo”.

Quindi, il tecnico numero uno della ginnastica mondiale, colei che cambia ogni quattro anni il Codice dei Punteggi e determina in che direzione debba andare l’artistica, ci conferma che Simone Biles, pur nell’errore, ha fatto un capolavoro. Ed è stata anche saggia a vestire la tuta e a sedersi in panchina.

“Il leitmotiv di questa edizione olimpica in stato di emergenza Covid è la salute degli atleti – continua la Sacchi – L’interesse primario del Cio e del comitato organizzatore è che i partecipanti stiano bene”. 

Come a dire che la scelta della Biles di rinunciare alla difesa del titolo olimpico nel concorso generale va nella stessa direzione. Non si tratta di contagi e pandemia, ma, grazie al cielo, la tutela dell’integrità fisica prevale ancora sul risultato. Anche se parliamo di una medaglia olimpica. E che senza una medaglia si possa essere felici ugualmente, lo hanno dimostrato le fate dell’Italdonne, quarte nel concorso a squadre di ieri.

“Sono orgogliosa delle nostre ragazze, hanno fatto una bella figura, senza commettere sbagli eclatanti. Purtroppo, si sa, la trave ha un punteggio in genere più basso rispetto alla parallela e all’ultimo giro hanno avuto la peggio sulle britanniche. Tra il terzo posto della Gran Bretagna e il sesto della Francia ci sono quattro paesi in poco più di otto decimi. Il bronzo si è giocato sui dettagli e se all’inizio non ci speravamo, averlo mancato per così poco, al termine della corsa, lascia un po’ di amaro in bocca”.

Il 14.100 al corpo libero di Vanessa Ferrari ha comunque ribadito le ambizioni della leonessa di Brescia, che alla soglia dei trentun anni appare matura, serena e assolutamente in linea con l’interpretazione dell’attuale Codice.

“Vi dico solo che il primo giorno che l’abbiamo vista, durante il podium training, c’era gente intorno a me che piangeva. L’esercizio è bellissimo, davvero coinvolgente, sia dal punto di vista musicale, sia dell’interpretazione e dell’esecuzione. ‘Con te partirò’ di Bocelli su questa coreografia è una delle scelte più azzeccate della sua carriera. E arriva nel momento giusto, in una fase di eleganza e di maturazione femminile che riesce a coinvolgere come quando da piccola, ad Aarhus, conquistava per la sua esplosività. Certo poi ci sono le penalità di esecuzione da evitare, i valori delle difficoltà, ma le giudici in questi giorni stanno facendo la differenza sulla parte artistica. Vaness deve fare l’esercizio della vita. Questo è il momento giusto, il suo momento”.

Chiudiamo con un tema che è circolato molto sui media in questi ultimi tempi e non ha smesso di farlo a Tokyo. Le ginnaste tedesche si sono, infatti, ripresentate in pedana con il body lunghi che nella ritmica si chiamano accademici.

“Da noi, nell’artistica, si parla di divise ‘unitard’ e il Codice della Femminile le prevede dal 2009. Quindi non vedo la novità. La Germania non è stata nemmeno la prima ad usare il pezzo unico fino alle caviglie. Ricordo una ginnasta azera in Coppa del Mondo a Doha. Sarah Voss è compagne comunque hanno esibito una mise molto elegante”.

Non aggiunge altro la dirigente italiana, che appare più concentrata sulla sostanza che sulla forma, anche se delle volte la forma diventa sostanza. Accadde anche al nostro Franco Menichelli, olimpionico nel 1964 proprio qui a Tokyo, che viene spesso ricordato per aver introdotto per la prima volta agli Europei del 1961 a Lussemburgo, il pantaloncino corto nel corpo libero maschile, al posto di quelli lunghi di colore bianco.