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Arriva ad un passo dal sogno, ma il risveglio è più dolce che mai. Lay Giannini chiude al quarto posto nella finale alle parallele pari della World Challenge Cup di Szombathely, in una delle sue prime uscite ufficiali nella categoria Senior. Il ragazzo della Giovanile Ancona è diventato un uomo e si toglie la soddisfazione di mettere in file campioni affermati, che finora aveva visto solo in televisione., come l’israeliano Alexander Shatilov, il connazionale Dolgopyat, il giapponese Keitaro Okubo e il bulgaro David Huddleston. E’ mancato davvero poco al marchigiano, allevato e allenato da Riccardo Pallotta, per il quale è quasi un figlio. Per l’esattezza tre decimi e mezzo. Tanto è il distacco dal podio e dal bronzo finito al collo di Aleksandrov Yordan, l’altro prodotto della Federazione di Sofia, finito sul gradino basso con 14.166. Un 13.833 fa invece galleggiare Giannini tra quelli forti e i marziani. Tali al momento sembrano i due ucraini, Petro Pakhniuk, argento con 15.066, e Oleg Verniaiev , campione olimpico nella specialità a Rio de Janeiro e leader di giornata a quota 15.200. L’azzurro, già protagonista di un 2018 da incorniciare a livello juniores, chiude così una trasferta che con i compagni di viaggio – Lorenzo Galli e Roberto Marzocchi – ha segnato probabilmente un passaggio cruciale. Un passaggio che va oltre la Road to Tokyo e punta il pollice direttamente verso Parigi 2024. Sì perché a pochi giorni dal Mondiale di Stoccarda la notizia più bella è che la Maschile ha una panchina lunga e la Sezione, grazie al lavoro congiunto del DTN Giuseppe Cocciaro, del responsabile della Nazionale maggiore Maurizio Allievi, del collega delle giovanili Nicola Costa e del Team Manager Andrea Facci, può finalmente raccogliere i frutti di un sofferto passaggio generazionale . “quando mi sono ritrovato in fila davanti ai giudici, in mezzo ad avversari del genere, mi sono sentito al tempo stesso elettrizzato e a disagio – ha dichiarato Lay in collegamento telefonico, accanto ad Andrea Massaro nell’insolita veste di giornalista - Per me era roba dell’altro mondo, così ho pensato solo a divertirmi. Rispetto alle qualifiche mi sentivo più tranquillo ma appena ho alzato il braccio ho realizzato ed è cambiato tutto. L’obiettivo era quello di ripetere l’esercizio e credo di esserci riuscito. Torno da questa esperienza consapevole di dover lavorare sempre di più. Ho visto un livello altissimo, ho provato a rubare più informazioni possibili per arricchire il mio bagaglio tecnico. Verniaiev, Dolgopyat, Shatilov e Radivilov mi hanno davvero impressionato. E ci metto pure il giapponese al volteggio. Malgrado il risultato di oggi l’attrezzo nel quale credo di avere più margini è la sbarra. Al Kiss and Cry ho aspettato il punteggio seduto accanto ad una bellissima ginnasta canadese, così l’attesa del piacere è stata meglio del piacere stesso. Dopo la gara ho sentito Fabrizio Valle e Nicolò Mozzato, che considero dei fratelli maggiori. Stiamo crescendo, anche come gruppo e spero presto di condividere qualche vittoria insieme a loro”. Viste le premesse abbiamo buone ragioni per credere che non dovremo aspettare molto.