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Lo sport, come in letteratura, vive di momenti di poesia, con l’elegia un po’ retorica del sogno olimpico, e di momenti più prosaici, nei quali la gara è gara e il sudore, la competizione e i risultati hanno il sopravvento. Quando le due individualiste azzurre sono entrate in pedana sapevano che su di loro le aspettative erano enormi. Rappresentare un intero movimento è un onore ma anche un onere e la Federginnastica, attraverso le atlete selezionate, ha il dovere morale di soddisfare le attese del Coni e ripagare gli investimenti di un quinquennio.

Alexandra Agiurgiuculese e Milena Baldassarri ci sono riuscite entrambe, seppur in maniera diversa. Sono partite nel modo giusto, piazzando due esercizi alla palla da far tremare i polsi. Le azzurre, dopo la prima rotazione, erano a ridosso della vetta. Sulle note di “Rinascita”, un brano di Giacomo Loprieno scelto insieme alla sua allenatrice Spela Dragas Mohar come metafora del lieto fine di una stagione travagliata, il primo aviere di Udine ha strappato un 25.600 da urlo, l’ottavo parziale sull’attrezzo.

L’altro aviere dell’Aeronautica, quello di Ravenna, chiudendo la sessione ha fatto addirittura meglio, aggiungendo un decimo, e su "L'Immensità" di Don Backy ha aperto le sue prospettive verso orizzonti inimmaginabili, fino a qualche anno fa. Era da Atlanta 1996, con Irene Germini e Katia Pietrosanti, che la FGI non portava la coppia individuale ai Giochi. Piazzarla anche tra le dieci finaliste, occupando dunque il 20% dei lotto delle stelle, sarebbe stato fenomenale. Purtroppo, nella routine successiva sulla melodia di "Per Elisa" di Beethoven, Alex, andando in panchè, invece di far girare il cerchio sul piede, senza l'ausilio delle mani, lo lanciava fuori pedana con un effetto a rientrare. Per fortuna, non ricorrendo all’attrezzo di riserva, limitava i danni ma il 22.050 raffreddava anche gli iniziali entusiasmi. L’errore purtroppo le ha fatto perdere la difficoltà di corpo, un punto per la caduta e uno 0.30 per il fuori pedana, oltre al terreno dalle avversarie in fuga.

Poco dopo Milena su "Mephisto's Lullaby" metteva in cascina 24.550 punti, quasi un paio in meno della bielorussa Anastasiia Salos, con la quale era appaiata. Il suo minuto e trenta è stato comunque impeccabile, a parte qualche maestria saltata che le ha fatto scendere la nota delle difficoltà. Alla terza rotazione, come in ogni storytelling che si rispetti, è arrivato il punto più basso. Alla tesi immaginifica dell’esordio si è contrapposta l’antitesi da brividi. L’urlo di gioia della palla si è stretto in gola diventando un grido di dolore.

Alexandra spiccia un nodo di prepotenza, con un forte colpo di gomito, poi però nulla può sulla perdita successiva. Il 19.250 su “You're the one that I want”, la canzone scritta da John Farrar per il film del 1978 “Grease”, spinge la ventenne di origini rumene troppo lontano dalla decima e la speranza di rivederla domani all’Ariake Gymnastics Centre resta appesa ad un nastro dispettoso. Forse reso ingestibile dall’aria condizionata, anche se, ad essere onesti, le performance delle Averina e della Ashram non sembrano averne risentito.

Questa volta sbaglia anche la campionessa italiana assoluta che dopo un mezzo inciampo per un rotolamento gestito con esperienza, vede il nastro finire a terra. La sua Elegie-O doux printemps d'autrefois si chiude con un 20.150 e la consapevolezza di dover fare il miracolo alle clavette. Che si compie come nei romanzi di appendice o nella dialettica aristotelica che alla tesi e all’antitesi fa seguire la sintesi dell'impossibile. Il 25.650 premia la routine di Billie Eilish, una delle preferite di Milena, e quando “Bury a friend” si zittisce esplode la contentezza della ginnasta, e, qualche metro più in là, della sua allenatrice, Julieta Cantaluppi. Con il totale di 96.050 la capitana della Faber Fabriano recupera sulle rivali impegnate al nastro e vola lì dove nessun’altra ginnasta italiana era mai arrivata negli ultimi 21 anni.

Poco prima l’Agiurgiuculese si era tolta la soddisfazione di chiudere con un esercizio altrettanto buono, di poco inferiore a quello della connazionale. Il suo 24.150 su "Tokyo Drift", tratto dalla colonna sonora di "Fast & Furious", e il totale di 91.050, sono il modo migliore per salutare il Giappone e per suggellare una carriera, riconosciuta e riconoscibile in campo nazionale e internazionale, che fin qui ha regalato all’Italia della ritmica momenti indimenticabili. Come la gara odierna, al termine della quale, i destini di due sorelle agonistiche, cresciute sportivamente insieme, si separano per rimanere però incancellabili nella poesia delle rispettive future esistenze.