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Ma quanto l’avrà sognato Lara Mori questo momento, quanto? Nel 2015 a Glasgow diede un grande contributo per il 7° posto mondiale della squadra e per la qualificazione a Rio de Janeiro. Poi, purtroppo, per scelta tecnica, rimase fuori dalla rosa dei convocati olimpici. Cinque anni a rimuginare con una tenacia da campionessa l’hanno portata allo Stadio di Tokyo, ieri sera, a sventolare con orgoglio il tricolore. Pascoli nell’Alexandros diceva che il sogno è l’infinita ombra del vero. Ma quanto sia corretta questa affermazione lo sa solo la Mori. “No, la realtà supera di gran lunga l’immaginazione! E’ indescrivibile l’emozione che si prova. Stare qui è bellissimo, a parte il motivo per cui ci siamo, cioè fare le gare, è proprio il contesto che ti rapisce. Ti senti dentro un meccanismo globale, nel calore dell’umanità dei popoli. il villaggio degli atleti, quella mensa, tutti insieme. E chi se ne importa se c’è il plexiglass a separarci. Vedere sportivi di tutto il mondo e di tutte le discipline ti riempie gli occhi e il cuore. La nostra palazzina, quella degli italiani poi, è casa. Abbiamo familiarizzato con il resto della missione Coni, sono molto simpatici e affettuosi. Io ho fato la foto con i tennisti e mi dispiace tanto che non sia venuto Berrettini. Abbiamo incontrato in ascensore la squadra di basket: mamma mia, erano altissimi! Immaginatevi la scena, Gallinari e compagni facevano impressione, rispetto a noi, che siamo così piccoline”. La palazzina 16 del Villaggio Olimpico, gestita dall’Area Sport e Preparazione Olimpica del Coni, è il quartier generale dello sport azzurro, a Tokyo. Al suo interno si respirano le ambizioni dei nostri figli, testimoni di una nazione sportiva che sa unirsi, forse meglio di altri, nei valori più sani della competizione agonistica, come ha dimostrato il recente Europeo di Calcio. “Noi della Ginnastica alloggiamo in un appartamento unico – ci svela il caporal maggiore di Montevarchi - Io sono in camera con Martina, poi ci sono le gemelle, ovviamente inseparabili, mentre Vanessa e Monica dormono da sole”. E ci mancherebbe altro, dopo sette olimpiadi in due, che Ferrari e Bergamelli non si fossero guadagnate i galloni della stanza singola. Anche se, in certe circostanze, è più bello condividere le esperienze con le compagne. “Io mi sento parte del gruppo. È vero, gareggio da individualista, ma in pedana giro con le altre (la Mori salirà per ultima, dopo il quartetto della squadra, a trave e corpo libero ndr.). Così, stando vicina a loro le aiuto, ad esempio, a preparare gli staggi della parallela, do una mano per qualunque cosa, e naturalmente faccio un gran tifo. Insomma mi sento una di loro”. Classe 1998, due volte campionessa italiana al corpo libero, la “quasi” ventitreenne toscana - compirà gli anni dopodomani – è pronta a farsi il regalo della vita. “Se penso che lo scorso anno, prima di Rio, ho festeggiato in collegiale a Brescia, per poi purtroppo non partire, stavolta sono davvero soddisfatta di me. Sarebbe carino spegnere le candeline insieme a Martina (Maggio, ndr.) che è nata il mio stesso giorno”. Laretta, come la chiamano tutti, sa che l’ingresso nella finale olimpica somiglia alla scalata del Monte Fuji, e che entro quarantotto ore dalle qualifiche potrebbe già essere sul volo di ritorno in Italia, come prevedono i protocolli giapponesi, però non pone limiti alla provvidenza. Il suo corpo libero, montato sulle note dei Queen, parte da 5.4 con una rondata salto indietro teso smezzato. Il resto è un concentrato di energia, che con il pubblico avrebbe fatto venir giù gli spalti. “Don’t stop me now”, comincia così la routine che in Coppa del Mondo l’ha portata fin qui e guai a mettersi su una diagonale della Mori. “Da martedì soffro per un’infiammazione del nervo sciatico, niente di grave, la stiamo risolvendo con l’aiuto di Salva (Salvatore Scintu, il fisioterapista storico della ginnastica italiana, fin dai tempi dei trionfi di Jury Chechi, ndr.). In prova podio ho fato l’esercizio evitando i salti artistici, perché spingo e atterro sulla parte della gamba che mi dà fastidio. Ma le diagonali le ho fatte tutte. La pedana mi piace, anche la trave è molto buona. Il corpo libero spinge di più di quello dove mi alleno io, bisogna quindi controllare i rimbalzi per non uscire fuori”. Qualche giorno fa la sindaca di Montevarchi Silvia Chiassai Martini ha incontrato il Presidente Tecchi in Federazione esprimendo tutto il suo orgoglio per la concittadina olimpica. “La ringrazio – ha risposto Lara – Il Comune ci sta risistemando il palazzetto, perché aveva problemi al tetto. Ci tengo però a salutare anche Terranuova, San Giovanni, Cavriglia e tutti i comuni della mia zona”. Alla Ginnica Giglio è cresciuta ed ha costruito i suoi tanti successi, dall’argento juniores con l’Italbaby a Bruxelles nel 2012 ai tre ori ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona, senza dimenticare l’argento alla trave alle Universiadi di Napoli nel 2019. “La mia allenatrice, Stefania Bucci, partecipò alle Olimpiadi di Montreal nel 1976. Quelle del 10 perfetto di Nadia Comaneci. Mi aveva avvertito che la cerimonia di apertura sarebbe stata un’esperienza unica. Aveva ragione. Spero, seppur a distanza, di averle fatto rivivere le sensazioni di allora. Mi dispiace che non sia qui ma ci sentiamo spesso. Mando un grande bacio a lei e alle altre tecniche, Sharon e Dasy, a Dario, il mio ragazzo, a tutta la mia famiglia, in particolare a mio fratello Lorenzo”. Mancano poche ore all’esordio. L’Italia è inserita nella prima delle cinque suddivisioni femminili del 25 luglio e inizierà la sua rincorsa a cinque cerchi sui 25 metri del volteggio. “Sono giorni che ci svegliamo un quarto alle cinque per prepararci e fare colazione. Il bus per l’Ariake parte verso le sei e quaranta. Ci siamo abituate per essere al top domani”. La Mori non vede oltre l’alba del giorno dopo. Domenica sarà un crocevia della sua giovane esistenza. Quei momenti destinati a rimanere impressi per sempre nella memoria di un uomo o di una donna. Ma la vita va avanti e l’ultima inevitabile domanda riguarda il futuro, al di là della “siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude”, per citare Leopardi. “Non so cosa farò dopo – ammette, sincera – Sicuro un po’ di vacanza, non mi fermo da cinque anni, poi si vedrà. Riprenderò gli allenamenti, con calma”. Parigi in fondo, se val bene una messa, figuriamoci ancora tre anni di palestra. Magari Lara Mori c’ha preso gusto!