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Dopo un viaggio lungo oltre sei mila miglia, a trentacinque mila piedi di altitudine, verso il sole che sorge - mentre, alle spalle, tramonta l’occidente - ad una velocità di novecento chilometri orari e con una temperatura esterna di meno sessantasette gradi, il suolo dell’Impero giapponese ha accolto il passo breve del ginnasta azzurro, pronto al grande balzo della sua olimpiade. “Sono tante ore – commenta il DTN della Femminile Enrico Casella – alle quali ne sono seguite quasi altrettante di controlli e burocrazia”. Purtroppo al tempo del Coronavirus sono tutt’altro che Giochi da ragazzi. Per entrare in Giappone serve una laurea in protocolli sanitari e superare uno screening cosi ripetitivo da far sembrare Ellis Island un parco divertimenti. Il governo nipponico è giustamente preoccupato, non più di quanto, però, non lo debba essere chi arriva a Tokyo da paesi molto più avanti con il processo di vaccinazione. Dietro le mascherine e la cordialità di circostanza si averte la reciproca diffidenza dell’untore di manzoniana memoria. Chi ha contagiato chi, poi, lo diranno i posteri. Intanto cambiano le regole d’ingaggio e finanche la linguistica sportiva. Il campione non è più colui che eccelle nella sua disciplina ma la provetta salivare per il test giornaliero. “Ognuno di noi ha il suo kit – prosegue Casella – e lo dobbiamo consegnare ogni mattina. Il nostro gruppo è composto da quattordici persone, e quindi sono alterante analisi di laboratorio da effettuare quotidianamente. Con le inevitabili file, sotto il sole, e le lunghe attese”. Poi ci sono le App, o applicazioni che dir si voglia: Su Ocha si va attraverso ICON, sentito il CLO (Covid Liaison Officer) e approvato l’activity plan. Totò avrebbe chiesto al primo volontario con gli occhi a mandorla: noio, volevam savoir, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare? Il Villaggio olimpico da villaggio globale, con buona pace di McLuhan, diventa Fort Apache, anche se non si capisce chi è chiuso dentro e chi fuori. “Il confort qui è totale – garantisce Gigi Rocchini - All’interno si avverte poco il disagio che c’è in giro, le attenzioni nei nostri confronti sono maniacali e siamo tutelati al massimo”. “Il nostro capogruppo è sempre disponibile – gli fa eco Paolo Siviero – Roberto Pentrella si dà da fare a destra e manca, egregiamente supportato dal Coni. Bellissimo il Villaggio, stiamo bene, e abbiamo fatto subito gruppo, tra ragazzi e ragazze”. Qualcuno ha cambiato i capi della fornitura Armani che gli andavano larghi e nei primissimi giorni, con le palestre di allenamento ancora chiuse, ci si è arrangiati con la sala attivazioni e fitness del Villaggio. “Ci voleva un po’ di risveglio muscolare, dopo il lungo viaggio, con attività di tipo funzionale – racconta Rocchini – Bisognava riprendere confidenza con il proprio corpo e riaccendere i motori”. Ormai la macchina organizzativa è quasi a pieno regime. Doppie sedute di allenamento, sia nella fantasmagorica Tokyo Big Sight, anche nota come Tokyo International Exhibition Center, il più grande centro espositivo internazionale del Giappone con alcune sale adibite a training hall per la ginnastica, sia nella sede di gara, l’Ariake Gymnastics Centre, dotata di palestre di warm up super attrezzate. “Si sono trovati subito bene – conferma Pentrella – le ginnaste hanno provato, fin dal primo giorno, il giro completo con i loro esercizi integrali. I ginnasti invece hanno preso confidenza con l’attrezzatura e l’ambiente passando da un approccio più soft, anche perché avevano fin dall’inizio le due sessioni. Ma quello che ha lavorato più di tutti è stato Salvatore Scintu, già in trance agonistica con trattamenti accurati e la sua proverbiale calma olimpica che aiuta a creare nel gruppo un clima molto familiare”. Questa sera è in programma l’orientation meeting. E l’orientamento è quello di cui si sente più bisogno in un’edizione scombussolata, dove si seguono le notizie come Radio Londra in tempo di guerra. Vietato pensare positivo. L’aggettivo induce equivoci e crea allarmismo, meglio definirsi ottimisti. Come lo è sempre stato il Presidente del Coni. "Abbiamo visto finali Nba giocate a porte chiuse in bolla e in un'unica sede, Gran Premi di Formula Uno annullati, competizioni outdoor senza pubblico, finali di Champions spostate a distanza quasi di poche ore: la più grande vittoria è che l'Olimpiade c’è, l'Olimpiade salverà le Olimpiadi". Giovanni Malagò riconosce una volta di più l'impegno del Giappone a organizzare i Giochi nonostante tutte le difficoltà legate alla pandemia. Una cancellazione sarebbe stata "un colpo duro per gli atleti: otto anni rappresentano un'intera carriera in alcune discipline", ha concluso il numero uno dello sport italiano. "Non ci sarà mai la controprova ma credo che non siano tante le nazioni che avrebbero mantenuto l'impegno".  L’impero del Sole, dall’alba del 23 luglio al tramonto dell’8 agosto, cercherà in ogni modo di evitare l’eclissi pandemica e l’ombra lunga del corto circuito organizzativo, guardando alla vetta innevata del monte Fuji, più che al podio dell’Olimpo. .