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Sarà l'Olimpiade delle prime volte, sperando sia anche l'ultima con l'emergenza sanitaria. Tokyo ha dovuto attendere un anno in piu' con la speranza di scrollarsi di dosso l'incubo Covid-19, ma non è bastato: i primi Giochi moderni di scena in un anno dispari non potranno contare sul calore del pubblico presente sugli spalti. Mentre qualche migliaio di chilometri più a occidente si ricomincia a intravedere la luce in fondo al tunnel, con la finale di Euro2020 disputata davanti a quasi 70.000 spettatori a Wembley e l'atto conclusivo del torneo di Wimbledon giocato di fronte a 15.000 persone, la capitale giapponese ha deciso di chiudersi a riccio. La decisione di permettere l'ingresso solamente al pubblico di casa - nella misura del 50% della capienza e fino a un massimo di 10.000 spettatori per impianto, pur con l'obbligo di mascherina e con la raccomandazione di evitare di urlare e agitarsi troppo – poteva apparire già di per se' drastica, ma è stata presto sorpassata da una nuova, restrittiva decisione del Governo giapponese, vale a dire le porte chiuse. Un provvedimento che, tuttavia, non sconvolge più di tanto gli animi dei cittadini nipponici: a maggio, il quotidiano Asahi Shimbun aveva raccolto l'80% delle preferenze per un rinvio o una cancellazione della manifestazione a cinque cerchi. "Non possiamo far altro che appellarci alla speranza", le parole della governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, al momento dell'arrivo della fiamma al Parco Olimpico. Una cerimonia sobria e senza pubblico, esattamente come la XXXII edizione dei Giochi che si svolgerà in regime di 'quasi' stato d'emergenza, che durerà (almeno) sino al 22 agosto ma potrebbe essere prorogato anche per le successive Paralimpiadi, in programma dal 24 agosto al 5 settembre. La variante Delta del Covid-19, d'altronde, corre pericolosamente anche all'interno della capitale giapponese: alla base della sofferta scelta c’è un incremento dei contagi ritenuto preoccupante dalle autorità nipponiche. Un dato che va unito all'eccessiva lentezza della campagna vaccinale, con la popolazione over 65 di Tokyo e Osaka (le città più colpite) che dovrebbe essere interamente protetta solamente entro la fine di luglio. E così, l'evento che avrebbe dovuto segnare il ritorno alla normalità riporterà gli atleti a gareggiare in mastodontici impianti deserti e da soli con le proprie emozioni, animati solamente dall'orgoglio di rappresentare il proprio Paese e da quella fiamma olimpica che neppure un virus potrà mai spegnere.