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Il Presidente Tecchi è quotidianamente in contatto con il Presidente del Coni Giovanni Malagò per affrontare un lockdown che sta mettendo a dura prova anche l’intero settore sportivo. Nei loro dialoghi emergono sempre spunti interessanti tra i quali l’idea di un’intervista in esclusiva per il sito della Federginnastica nella quale il numero uno dello sport italiano parlasse al popolo della Ginnastica, e non solo. Ne è uscita fuori una bella chiacchierata, a 360 gradi, che pubblichiamo qui di seguito.

Presidente come e dove sta passando la sua “quarantena”?

Sono a casa, ho la fortuna di avere un giardino dove prendere una boccata d’aria e mi godo i miei due amati cani, più quello di mia figlia che mi abita per fortuna accanto e riesco a vedere, insieme al mio nipotino, al di là di una siepe. Mi sforzo poi di fare ginnastica qualche minuto la sera e una o due volte alla settimana mi reco in ufficio, con tutte le precauzioni del caso. Ho la mia segretaria storica ad otto metri di distanza e indossiamo entrambi le mascherine per tutto il tempo. Sembra un film di fantascienza. E inoltre consumo tre o quattro batterie al giorno del mio cellulare per tenere i rapporti con tutto il movimento.

Ha mai avuto paura, per lei o per i suoi cari?

Non sono quel genere di persona che si fa sopraffare dalle dinamiche emotive. Certo, ho due genitori anziani che non posso vedere e l’altra figlia che è rimasta bloccata a Dubai, dove si trovava per l’Expo 2020. Più che paura, per loro provo nostalgia, ma credo che valga lo stesso per il resto della popolazione.

Dopo l'impegno profuso per difendere l’indipendenza dello sport, avrebbe mai pensato di dover gestire una crisi così grave?

Il problema è talmente esteso da superare ogni personalismo o logica nazionale. La difesa dell’indipendenza sportiva è stato un atto dovuto e credo che ormai questo sia unanimemente riconosciuto. Si sta lavorando per dare attuazione alla riforma, in un clima di collaborazione reciproca. Mai come in questi momenti è fondamentale restare distanti ma uniti.

A proposito di lavoro a distanza, molte federazioni si sono rivolte allo smart working. Crede che questo possa essere un modo nuovo di organizzare le attività in futuro, anche una volta cessata l’emergenza?

Sì, ben vengano le innovazioni tecnologiche, ma senza esagerare. Che non diventi insomma un’abitudine, perché il contatto tra la gente rimane un valore da preservare. Sono contento che la maggioranza delle federazioni sportive si siano attrezzate, riuscendo così a portare avanti l’ordinaria amministrazione e facendo di necessità virtù. Le call sono una buona soluzione quando le platee sono ristrette. Non riesco però ad immaginare un Consiglio Nazionale del Coni oppure un Congresso del Cio in video chiamata. Speriamo di tornare presto a lavorare gomito a gomito.

Lo sport per definizione è aggregazione, che futuro immagina al tempo del distanziamento sociale?

Non faccio parte di quelli che hanno idee assolute o posizioni categoriche. La ripresa avrà una connotazione progressiva, questo è sicuro. Finché non ci sarà una cura o un vaccino dovremo abituarci alla riduzione dei contatti e lo sport saprà adattarsi ai nuovi scenari. Ci tengo però a dire che l’aggregazione può esserci anche a distanza e lo spot televisivo che sta andando in onda in questi giorni con gli atleti dell’Italia Team che esprimono la loro vicinanza agli operatori sanitari è la riprova che lo sport ha nel suo DNA dei valori che uniscono, a prescindere dal contatto fisico.

Lo sport ha sempre avuto una funzione sociale non crede che le manifestazioni sportive dovrebbero essere le prime a ripartire, per ridare fiducia all’Italia?

E’ la nostra speranza, fatta propria da tutti gli atleti che sento ogni giorno. Le Olimpiadi, dopo le guerre mondiali e durante quelle fredde, sono state l’occasione per riavvicinare i popoli. E la missione del Cio sarà proprio questa. Come ho già dichiarato, il presidente Bach è stato fenomenale perché' nell'arco di venti giorni ha chiuso il cerchio sul rinvio dei Giochi di Tokyo2020 coinvolgendo nella decisione l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Bach si è trovato nel mezzo di un qualcosa di sovrumano, che va oltre qualsiasi ragionevole ipotesi. Se gli interessi sono elevati per una società di Lega Pro, immaginate per il Comitato Olimpico Internazionale: si è trovato con molti miliardi di dollari americani in ballo, l'interlocuzione con il governo giapponese, gli atleti che chiedevano una decisione. Un manicomio vero e proprio, contando anche i soldi dei diritti televisivi e le multinazionali che hanno investito tantissimo nei Giochi. Eppure la salute è stata messa davanti a tutto. Ed è da questi esempi e da questi uomini, compresi gli atleti olimpici che per il bene comune hanno spostato di anno le loro legittime ambizioni, che ripartiremo.

Esiste un allarme sedentarietà, molti italiani stanno provando a tenersi in forma facendo esercizio in casa, come si può evitare che la popolazione si ammali stando troppo ferma?

Anche qui è impossibile generalizzare. Dipende dagli spazi, da quante persone dividono la stessa abitazione. Però bisogna sforzarsi, facendo esercizi anche banali. Io per esempio avevo regalato a mio padre una cyclette proprio qualche mese fa e adesso gli chiedo di usarla. Prima della forza fisica non dobbiamo perdere quella di volontà. Non tutti possono comprare degli attrezzi o hanno lo spazio dove tenerli, però un po’di sana ginnastica, qualche minuto di stretching, bisognerebbe riuscire a farla. Per non trovarci male quando torneremo a stare bene.

La ginnastica lo scorso anno ha festeggiato 150 anni, al suo interno, come anche in altre discipline, ci sono società ultracentenarie che rappresentano un patrimonio storico e culturale del nostro Paese. Al di là degli aiuti stanziati proprio ieri dal ministro Spadafora quanto è importante per lei preservare queste realtà? 

Senza le società sportive non andiamo da nessuna parte. Il nostro sistema è fondato sull’associazionismo sportivo. Non è una materia superflua, è uno degli assi portanti della Nazione. Senza questa base verrebbe giù tutto. Il governo sta facendo del suo meglio e ci sono tanti comparti in grossa sofferenza. Non bisogna ragionare a fette ma allargare la torta e soprattutto fissare uno spazio temporale, un traguardo fin dove resistere e stringere i denti.

I ginnasti, come tutti gli altri sportivi dell’Italia Team, si stanno allenando in casa e continuano a sognare i giochi olimpici, vuole mandare loro un messaggio di incoraggiamento?

Sono in contatto costante con gli atleti e naturalmente sento tutti i giorni il Presidente Tecchi che mi tiene informato sulla situazione del movimento della ginnastica. Le palestre sono chiuse, le attività ferme, è un grosso problema, di cui sono ben consapevole e aggiornato. Come conosco i sacrifici che stanno facendo giudici, tecnici e ginnasti, persone serie che continuano a portare avanti i loro programmi, malgrado la separazione forzata. Lo sport è una filosofia di vita che non si ferma di fronte a nulla. Mi messaggio con Emanuela Maccarani che mi racconta le giornate delle Farfalle. So delle preoccupazioni dei qualificati ai Giochi, di quelli che sono ancora in corsa per ottenere la carta olimpica e di tutti gli altri che non andranno a Tokyo, ma non vedono comunque l’ora di tornare a gareggiare. Ma non ne conosco uno che non abbia compreso che in questo momento stiamo gareggiando contro un nemico comune. E alla fine vinceremo!