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Con la vittoria odierna al cerchio di Sofia Raffaeli si completa un epocale all-around di medaglie individuali. Quattro podi storici con altrettante ginnaste. Tre bronzi e un argento che incorniciano il palmares federale, rimasto fermo, sul programma singolo, per ventisette lunghi anni, da quando cioè Samantha Ferrari si aggiudicò il bronzo alle clavette ai Mondiali del 1991, nella tredicesima edizione della rassegna FIG dei piccoli attrezzi. Solo nel 2018, in Bulgaria - con Agiurgiuculese prima, pareggiando i conti con un terzo posto alla palla, e Baldassarri subito dopo, facendo anche meglio, grazie all’argento al nastro - la FGI tornerà a dipingere d’azzurro i podi individuali del Mondiale. Mancava il cerchio ed oggi il “Vulcano di Chiaravalle” ha riempito la casella mancante, a Kitakyushu, in Giappone.

Quel soprannome le si addice a pennello – conferma la Ferrari della Ritmica, da non confondere con Vanessa, la stella dell’artistica - In pedana Sofia è una vera e propria eruzione, fin dall’ingresso in pedana. Il suo stile è impeccabile, sa quello che deve fare e lo porta a compimento con precisione e una sicurezza che va oltre la sua giovane età. Insomma, è una macchina da guerra che ci riserverà tante sorprese. Mi aspetto ancora meglio da lei”. Samantha, quando vinse in Grecia aveva diciotto anni e l’anno successivo andò ai Giochi di Barcellona, chiudendo dodicesima nel concorso generale. In quelle stagioni si aggiudicò il titolo assoluto per tre volte di seguito, con il body della Muggiò 75, e se in campo nazionale se la doveva vedere con la compagna di squadra Irene Germini e con Michaela Imperatori del Centro Ginnastica Flaminio, all’estero aveva di fronte etoile del calibro di Maria Petrova, Oleksandra Timošenko e Oksana Skaldina. “La ritmica è cambiata tanto dai miei tempi – prosegue la Ferrari, che oggi insegna pilates a Monza ed è mamma di due ragazze: Lucrezia di diciassette anni e Virginia, di dieci che fa ritmica alla San Giorgio Desio con Elena Aliprandi – Adesso in un minuto e mezzo si eseguono un mucchio di elementi in più e, per giunta, di una difficoltà incredibile. Qualche volta a scapito dell’espressività. Anche a livello di preparazione fisica non c’è confronto. Per reggere un 'no stop' del genere, con quella pulizia di corpo e la tecnica d’attrezzo, dietro ci deve essere un lavoro enorme”.

Samantha ammette di non conoscere bene le richieste dell’attuale codice dei punteggi e di essersi calata nel ruolo della mamma che non vuole interferire sul percorso della figlia ginnasta. Tuttavia, con la sua esperienza e con l’occhio esperto di chi ha gareggiato al top riesce a vedere oltre la prestazione. “Ogni tanto mi sento con Vania Conte, Simona Brusa o Valentina Marino e commentiamo, strabiliate, le imprese delle nostre farfalle. È stato un anno incredibile per lo sport italiano, e la medaglia a Tokyo della Maurelli e compagne ci ha riempito di gioia. Anche perché sappiamo la determinazione, la passione e il sacrificio che servono per raggiungere certi obiettivi. Sono state brave anche le individualiste, con Milena Baldassarri che è riuscita ad arrivare lì dove nessuna era mai giunta prima. E che bello l’oro della Ashram. Linoy mi è sempre piaciuta e ben venga la concorrenza, che aumenta lo spettacolo e fa crescere la disciplina”.

A Samantha allora non possiamo non domandare cosa manca ancora all’Italia per emulare l’impresa dell’israeliana. “La nostra scuola è progredita enormemente e darà filo da torcere alle avversarie storiche dell’Est europeo, non solo con la squadra, come avviene già da molto tempo. A livello di competenze tecniche non ci manca nulla. Le nostre allenatrici sono alla costante ricerca della perfezione. Bisogna studiare bene l’avversario e provare a superarlo. Ci siamo quasi, secondo me, è solo questione di tempo”. E di talento, aggiungiamo, che non difetta certo alle tre individualiste che ci rappresentano in Giappone. Con la Raffaeli, in particolare, che presenta un elemento inedito alle clavette, l’attrezzo di punta della Ferrari. “Senza nulla togliere alla Baldassarri e all’Agiurgiuculese che adoro e festeggiai quando mi raggiunsero nel 2018, Sofia mi emoziona tanto e mi riporta a quando avevo la sua età. Io ci misi un po’ di anni a capire cosa avessi fatto. Lo apprezzai con il passare degli anni, diciamo invecchiando. Quindi le auguro di continuare così e, soprattutto, di godersi appieno il momento meraviglioso che sta vivendo”.