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Il the day after di una competizione ha sempre quel qualcosa di malinconico. Gli atleti fanno i bagagli, sotto c’è il pullman che li riporterà nelle rispettive case. E’ il momento degli abbracci. E quando nel cuore ci sono i kiss and cry, i sorrisi delle foto, le lacrime di gioia, i morsetti sulle medaglie e i cuori disegnati con le dita da un podio che straripa di amicizia, i saluti della separazione diventano davvero commoventi. In realtà sono più degli arrivederci, la Nazionale si ritroverà presto per pianificare i prossimi appuntamenti, poi ci sono le competizioni societarie dove sarà strano ritrovarsi avversari con body di colore diverso. La complicità resterà nello sguardo che anche con gli occhi più neri sarà sempre dipinto d’azzurro. I commenti a caldo dei protagonisti oggi, dunque, risuonano come una rievocazione storica. I successi dell’Europeo di Pesaro appartengono già al passato e qualcuno può raccontare di esserci stato.

“Ci tenevo molto – confessa Davide Nacci - per la squadra e la coesione che si è venuta a creare al suo interno. Da quando hanno lasciato i grandi, abbiamo ricominciato da zero. Squadra nuova, categorie nuove. Siamo ripartiti con il botto, campioni d’Europa in team ranking, un gruppo competitivo a livello mondiale, non solo continentale. Team 1 o 2, non c’è differenza. Vito Iaia? E’ sempre stato il mio idolo, ho iniziato guardando i suoi video. Quando lui è venuto ad allenare nella mia palestra, il Laboratorio del Benessere, ad Ostuni, non potevo quasi crederci. E avere adeso l’onore di averlo con me a bordo pedana mentre provo a diventare il suo successore mi rende davvero fiero. Con Patteri non c’è rivalità ma una sana competizione, io sono contento quando lui fa bene e Marcello quando vado bene io, ma se andiamo bene entrambi è meglio. Siamo uno di stimolo all’altro, ci sproniamo a vicenda. E questo non può che aiutarci a crescere in una squadra che lavora all’unisono”.

“Siamo felicissimi – aggiunge Anna Bullo - Io e Marcello abbiamo sempre fatto gli individualisti, poi ci siamo accorti che insieme potevamo dare anche di più. Siamo consapevoli di emozionare in maniera diversa. Perché la nostra qualità principale è la forza fisica più che l’intensità emotiva. Però, stavolta, mi sa che siamo arrivati ai cuori di questo pubblico meraviglioso, che ci è mancato da morire negli ultimi due anni. Marcello si è trasferito a Padova e tra le mille difficoltà dei vari lockdown abbiamo cambiato marcia, facendo sacrifici che oggi sono stati ripagati, e non solo dalla medaglia. Il confronto con Michela e Davide non ci pesa. Sappiamo bene chi c’era prima di noi e cosa hanno fatto. Prenderemo sempre esempio da loro, per l’audacia, la forza e l’attaccamento che dimostrano continuando a fare il tifo per noi, per il resto preferiamo concentrarci sul nostro, evitando paragoni. Anche perché abbiamo caratteristiche completamente diverse. Dedico la medaglia a mia sorella Martina, che in quanto seconda riserva della Nazionale ha mancato di poco la convocazione a Pesaro. Nell’individuale abbiamo visto cadere anche gli dei, la gara è gara e la competizione diventa sempre più dura. Noi ci alleneremo per dare il 200% il prossimo anno – conclude la ginnasta dell’ ASD Sambughè - Io lavoro anche come fisioterapista, però nei prossimi mesi mi dedicherò anima e corpo allo sport per raggiungere nuovi ambiziosi traguardi. Con Sara Cutini siamo prima di tutto amiche e il fatto di gareggiare insieme nel gruppo ci lega allo stesso destino”.

“L’argento nel gruppo è stupefacente – conclude Marcello Patteri - La coreografia l’abbiamo preparata in tre mesi. Dopo i mondiali di Baku a maggio la vecchia squadra ha lasciato e da quel momento ci siamo ritrovati in prima fila. E in pochissimo tempo siamo riusciti a montare una routine da medaglia. Non ci crediamo nemmeno noi. Anche se l’affiatamento immediato ci aveva dato qualche sentore che poteva funzionare. Collaborazioni, elementi, pareva tutto facile, come se l’avessimo sempre fatto. Sembriamo tanto diversi ma in realtà ci somigliamo molto. Sto cominciando ad amare di più le categorie composte e mi sento sempre meno un individualista. E anche se tutti continuino a spronarmi ad andare avanti pure da solo, dicendomi che ho qualità che molti altri atleti non hanno, io faccio fatica. Nella coppia con Anna, ad esempio, sto benissimo. Lei la conosciamo tutti, è una persona speciale. Dedico la mia metà del nostro bronzo a tutti quelli che hanno creduto in noi due”.