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E' un’Italia da record quella che si presenterà al villaggio olimpico di Tokyo2020. Saranno 384 gli azzurri che gareggeranno con il tricolore italiano sul petto, ognuno con la sua storia personale. La scelta, su indicazione del Coni, di affidare durante la Cerimonia di Apertura, insieme ad altri atleti, la bandiera olimpica alla pallavolista Paola Enogu - mamma e papa' sono nigeriani, lei assolutamente veneta - ha acceso i riflettori sulla pattuglia degli sportivi naturalizzati, quelli di origini straniere, figli di migranti o venuti personalmente da fuori per portare onore e prestigio dentro i nostri confini, e che oggi assurgono a simbolo di un’integrazione vincente. Tanti gli esempi, dal lottatore cubano Frank Chamizo al capitano del sestetto del volley maschile Ivan Zaytsev. Lo zar, cittadino italiano a pieno titolo dal 2008, avrà al suo fianco altre frecce "d'importazione", come Osmany Juantorena (italo-cubano) e Jiri Kovar (nato a Zlin, in Repubblica Ceca). Sta scalando le gerarchie Niccolò Mannion, trascinatore e grande protagonista del ritorno dell'Italbasket ai Giochi: è cresciuto negli Usa, sta diventando "grande" con la canotta azzurra. Arrivano da lontano anche Yeman Crippa, con quel cognome acquisito grazie all'adozione di Roberto e Luisa da un orfanotrofio di Addis Abeba, scappato alla guerra civile etiope, e Miriam Sylla, nata a Palermo da genitori ivoriani. Così come non ci sono dubbi sul fulmine dei 100 metri Marcell Jacobs: nato a El Paso, certo, da padre texano e mamma italiana, ma stabile a Desenzano del Garda sin dalla tenera età. "La bandiera è la mia seconda pelle", ha detto l primatista nazionale dei 100 metri piani, dalle colonne de "Il Giornale". "Quando un atleta sale sul podio porta gloria alla bandiera del suo Paese, il colore della pelle non ha alcuna importanza. Lo sport è inclusione". A Raphaela Boaheng Lukudo (quattrocentista cresciuta tra Campania e Modena da genitori del Sudan) e Chiebuka Emmanuel Ihemeje (triplista dal sangue nigeriano ma nato a Carrara) si aggiungono poi le nostre ginnaste: Alexandra Agiurgiuculese, nata in Romania e arrivata in Italia all’età di 10 anni, ha scoperto la ritmica quasi per caso per correggere un problema alla colonna vertebrale e da lì non si è più fermata. Il primo aviere dell’Aeronautica Militare proviene da Iasi, la città dalle sette colline che diede i natali ad una altra farfalla olimpica, Andrea Stefanescu, bronzo a Londra nel 2012. Viene invece da Chisinau, in Moldavia, Daniela Mogurean, trasferitasi a Venezia con la mamma e la sorella Valeria. Dana, come la chiamano le compagne, ha continuato a fare ginnastica alla Vis Favaro, prima di trasferirsi a Fabriano con la squadretta di Minsk 2015, per poi tornare in Veneto, all’Ardor Padova, e trasferirsi, successivamente, alla corte di Emanuela Maccarani. Milena Baldassarri è di Ravenna ma la mamma, Natalia Choutova, è un'ex nazionale di nuoto sincronizzato ai tempi dell’Unione Sovietica. Dall’est europeo, e più precisamente dalla Bulgaria, arrivano anche le madri di Vanessa Ferrari, Galia Nikolova, e dell’individualista di ritmica a Londra Julieta Cantaluppi, ossia Kristina Ghiurova, a sua volta iridata dei piccoli attrezzi. Nella delegazione italiana, infine, ad arricchire l’esperienza e il bagaglio culturale della nostra scuola ginnica, ci sono pure le allenatrici Olga Tishina (Russia) e Spela Alenka Mohar (Slovenia). Ad accomunarli tutti è un sogno comune: quello di ascoltare l'inno di Mameli dal gradino più alto del podio di Tokyo.