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Caro Gherardo,

ho letto con particolare e doverosa attenzione la tua nota del 30 giugno u.s., con la quale manifesti serie preoccupazioni in relazione al rischio che le associazioni sportive, a causa dell'emergenza epidemiologica che ha colpito il nostro Paese, non vedano rinnovata, da qui ai prossimi mesi, l'autorizzazione all'ingresso e la disponibilità all'utilizzo delle palestre scolastiche.

La tua preoccupazione è fondata e, per la verità, non riguarda solo ed esclusivamente la Federazione Ginnastica, ma accomuna la stragrande maggioranza delle Federazioni e, dunque, tutto il mondo dello sport rappresentato dal CONI.

Si tratta di un problema davvero enorme e spaventoso, che rischia di paralizzare l'attività sportiva e di far perdere all'Italia un'intera generazione di atleti. E' noto, infatti, che il nostro sistema sportivo si fonda sulle associazioni e società sportive dilettantistiche le quali, nel novanta per cento dei casi, non dispongono di un palazzetto o di un una palestra in concessione, ma svolgono la loro attività all'interno delle palestre e delle strutture scolastiche ed al di fuori dell'orario destinato all'attività didattica.

Peraltro, tale problematica si inserisce in un contesto ben più ampio, quello del rapporto tra sport e scuola, che è sempre stato piuttosto complesso e che ha visto, da tempo immemore, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano supplire ad alcuni vuoti normativi e, pertanto, intrattenere direttamente intensi rapporti di collaborazione con il Ministero dell'Istruzione - spesso regolati da Protocolli di Intesa continuamente rinnovati ed aggiornati secondo esigenze nuove e diverse, man mano che la situazione contingente si evolveva - nel tentativo di dar luogo, da un lato, ad una più adeguata considerazione dell'attività sportiva nell'ambito scolastico e, dall'altro, proprio alla luce di quanto in precedenza rappresentato, di consentire alle Federazioni ed ai giovani atleti di poter svolgere al meglio l'attività sportiva utilizzando le palestre ubicate nei plessi scolastici.

Alla luce delle considerazioni che precedono, e pur essendo pienamente consapevole delle straordinarie difficoltà che l'attuale Governo ha dovuto fronteggiare, a causa della pandemia da Covid-19, non posso che raccogliere la tua inquietudine ed il tuo "grido di dolore", che sono quelli di tutto lo sport italiano e, come tali, del CONI, che però, per effetto della recente riforma legislativa, non dispone più di strumenti e mezzi per interloquire direttamente, come nel passato, con le istituzioni preposte. Pur tuttavia, nutro grande fiducia nel Ministro dello Sport, on. Vincenzo Spadafora, che, sin dal primo giorno del suo mandato, ha sempre dimostrato grande sensibilità istituzionale e grande competenza e vicinanza nei confronti del mondo dello sport e delle associazioni e società sportive dilettantistiche, con interventi di sostegno mirati e proficui.

E, in verità, non posso che nutrire grande speranza e fiducia anche nei confronti della Ministra dell'Istruzione, On. Lucia Azzolina, che, anche per la sua storia personale, conosce perfettamente il mondo della scuola e tutte le sue peculiarità.

Del resto, lo sport è molto di più di un evento meramente spettacolare: è un fattore educativo e formativo, per il singolo e per la società, di crescita fisica e psicologica, mentale ed etica, la cui valenza sociale certamente non sfugge a chi ha avuto e continua ad avere importanti incarichi ed esperienze nel campo delle politiche giovanili e della scuola, a partire dall'infanzia e fino ad arrivare alle scuole secondarie superiori. Nel ringraziarti per il metodo ed il merito delle tue riflessioni e considerazioni e nell'auspicare che, grazie all'autorevole intervento dei Ministri Azzolina e Spadafora, l'allarme oggi sollevato dal mondo dello sport possa in definitiva rivelarsi immotivato, ti porgo i miei saluti più sportivi.