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I piccoli attrezzi sono chiamati così per distinguerli da quelli più grandi dell’Artistica, maschile e femminile. Ma al di là del fatto che i primi si maneggiano, mentre i secondi sono fissati a terra e sostengono l’esercizio del o della ginnasta, non c’è alcun giudizio di merito in questa classificazione dell’attrezzatura, malgrado, a volte, l’aggettivo “piccoli” sia apparso una diminutio terminologica rispetto alla maestosità visiva e culturale di GAM e GAF. “E’ prerogativa della grandezza recare grande felicità con piccoli doni”, diceva Friedrich Nietzsche, e così accade che alla vigilia del mini mondiale dei piccoli attrezzi ci si possa interrogare se si stia o meno parlando di un grande evento. Perché mini mondiale, innanzitutto? L’edizione inaugurale della rassegna iridata juniores accoglierà atlete nate tra il 2004 e il 2006. Stiamo dunque parlando di una manifestazione di categoria che si colloca curiosamente tra le recenti Universiadi di Napoli, riservate a sportivi, lo dice la parola stessa, universitari, e l’European Youth Olympic Festival, cioè il gala della gioventù olimpica del Vecchio Continente, che a sua volta segue gli European Games, il format omologo targato COE e riservato ai grandi, tenutosi a Minsk a fine giugno. Cosa hanno in comune questi appuntamenti? Sono gare, per criteri diversi, riservate a categorie di persone. Non sono universali, come Mondiali e Giochi Olimpici. Quindi sono gare più piccole, con gli Eyof di Baku e i Campionati di Ritmica a Mosca, riservate in particolare agli adolescenti. Verrebbe a questo punto da domandarsi come possa una baby kermesse dedicata ai teenager assumere rilievo nel Paese che la ospita, con un impegno economico ed organizzativo degno di un G8. La risposta è nelle premesse. Perché l’aggettivo piccolo è solo una semplificazione terminologica, che nulla toglie alla gigantografia dell’esperienza tecnica e umana, allo spettacolo e al seguito che esso genera, sia dal vivo che in TV, in nazioni sportivamente evolute. Nei giorni del cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna, tornano alla mente le parole di Neil Armstrong: “Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”. Tale deve essere la considerazione di appassionati e addetti ai lavori per le imminenti evoluzioni di Sofia Raffaeli e compagne. E non sto esagerando. Il loro esordio mondiale - al pari delle medaglie della Ferlito e di Ludovico Edalli negli allora sconosciuti Youth Olympic Games di Singapore 2010, ai quali ebbi la fortuna e l’intuizione di presenziare, nel disinteresse generale dei “grandi” Media, oppure delle più recenti vittorie di Giorgia Villa e Nicolò Mozzato agli Europei junior di Glasgow, snobbate da giornalisti troppo presi a raccontare i record dei big delle altre discipline maggiori, programmate in contemporanea nel frullatore mediatico scozzese - il debutto delle piccole Farfalle nel Palazzo intitolato a Madam Viner, segnerà, in un modo o nell’altro, le loro carriere, determinando il futuro della nostra Sezione, e non solo. Anche Federer e Djokovic sono stati fanciulli e hanno partecipato a tornei minori. Cosa pagherebbero oggi i loro tifosi per vederli ringiovanire, senza l’ausilio di FaceApp, e sfidarsi in partire meno memorabili forse, su campi meno in erba di loro, con la consapevolezza però di ammirare il talento nella sua fase più autentica, quella dello sviluppo? Potenzialità inespressa allo stato purissimo, si consiglia di maneggiare con cura. La vita, si sa, segue una linea evolutiva che sul piano quantitativo ci vede tutti nascere piccoli e morire grandi. Non ci piove. Tuttavia la qualità non sempre rispetta gli step del tempo e così può accadere che Mozart sia stato grande da piccolo o che Andrea Camilleri, che scrisse Montalbano a sessantanove anni, sia diventato un grande quando era già grande. A meno che, dunque, non si abbia a portata di mano il Grande Almanacco Sportivo del film di Robert Zemeckis “Ritorno al Futuro” è davvero difficile prevedere quando e dove la grandezza farà capolino. Per questo vale davvero la pena, e me ne raccomando, di seguire, con molta attenzione, da domani, i Mondiali Juniores di Ginnastica Ritmica. Non sia mai che tra le oltre 300 bimbe, apparentemente, sperdute su una pedana che non c’è, oscurata dai palinsesti dell’Estate Italiana, saltino fuori quei pensieri felici che come scriveva Sir Barrie nel suo Peter Pan, sono gli unici in grado di farci volare. Pensieri felici che diventano sogni, poi illusioni e infine rimpianti, mano a mano che si cresce. Bisogna soffiare, e soffiare ancora, sulla fiamma della speranza, affinché non si spenga, quando l’età ci fa sentire piccoli ma le ambizioni sono più grandi che mai!

di David Ciaralli