L’angelo azzurro è volato in cielo. Franco Menichelli, l’imperatore di Tokyo 1964 - l’edizione dei Giochi dove vinse, da solo, tre medaglie olimpiche - mito del Novecento ginnico, l’eroe di Caracalla - nell’unica rassegna estiva italiana a cinque cerchi, e nella sua città natale - leggenda delle Gym Legend - il club delle stelle inaugurato di recente dalla Federginnastica - è scomparso, d’improvviso, nell’anno dell’85° compleanno – gli ottanta li celebrò proprio durante le Olimpiadi giapponesi del 2021, il 3 agosto – uscendo dalla pedana della vita con la celerità e l’eleganza dei tempi migliori.

Ora, libero del corpo, il maestro del Corpo Libero potrà riabbracciare i compagni Giovanni e Pasquale Carminucci, Angelo Vicardi e il capitano Orlando Polmonari, con i quali - insieme a Gianfranco Marzolla, l’unico superstite di quel gruppo leggendario - vinse la medaglia di bronzo a Squadre, a Roma nel 1960, primo podio collettivo del dopoguerra, il quinto dopo gli ori di Stoccolma 1912, Anversa 1920, Parigi 1924 e Los Angeles 1932. Strappato al pallone, che, invece aveva sedotto il fratello Giampaolo, attaccante di Roma, Juventus e della Nazionale, Franco aveva scelto la polvere di magnesia, diventando uno dei più grandi ginnasti di sempre, il più medagliato dal CIO, ben cinque volte, come Giorgio Zampori.

Inserito nel 2003 nella International Gymnastics Hall of Fame, ricevette dal CONI, nel 2015, il Collare d'Oro al merito sportivo. Lui che come Icaro volò senza bruciarsi, fin sul Sol Levante, in un caldo agosto di sessant’uno anni fa - dopo aver conquistato, quattro anni prima la città esterna, nel sestetto iconico del coach Jack Gunthard e, in solitaria, con il bis di bronzo sul quadrato centrale delle Terme romane - si ritrovò sul gradino più alto della finale al corpo libero di Tokyo, vicino a due mostri sacri dell’epoca, il sovietico Viktor Lisitsky e il giapponese Yukio Endo, pari merito sulla piazza d’onore.

L’unico nella maschile a raggiungere questo titolo di specialità. Unico, come era Franco, capace poi di incrementare il bottino di quella trasferta orientale con l’argento agli anelli e un altro bronzo alle parallele pari. I cinque squilli olimpici lo hanno reso immenso, come se le tre medaglie mondiali e le 14 europee (di cui sei d'oro) non fossero bastate. Le tre partecipazioni ai Giochi ne fecero anche un atleta longevo, un modello di professionalità, un esempio per più di una generazione. Introdusse tante novità, la più famosa quella di indossare i pantaloncini corti al posto dei classici a gamba lunga di colore bianco, forse influenzato dagli inizi calcistici.

Quel ragazzo, classe 1941, cresciuto tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, figlio del gestore di un bar di Piazzale della Radio, nel quartiere di Portuense, si iscrisse dodicenne alla Ginnastica Romana dove incontro Gianluigi Ulisse, l’allenatore che gli fece preferire i grandi attrezzi al manto erboso dello Stadio Olimpico, anche se la decisione definitiva si deve, come raccontò lui stesso in un’intervista, a una rivalità giovanile con Angelo Guidarelli, campione italiano nella categoria Allievi nel 1954. Il primo a notarne le qualità internazionali e a chiamarlo in maglia azzurra fu un’altra celebrità, Romeo Neri, DTN della Nazionale nel 1957. Poi arrivò lo svizzero Günthard, a sua volta oro alla sbarra alle Olimpiadi di Helsinki, una guida rigorosa e tradizionale alla quale l’anticonformismo di Menichelli non andò sempre a genio. Ai Giochi di Roma però quel gruppo di gladiatori, capitanati dal sergente elvetico, riportò la FGI nel medagliere olimpico, dal quale mancava da ventotto anni.

Il quadriennio successivo sarà per Franco quello della consacrazione: i trionfi agli Europei di Lussemburgo e Belgrado, il bronzo a Praga 1962 e i cinque acuti ai IV Giochi del Mediterraneo, disputatisi a Napoli. Nella terra dei maestri giapponesi, poi, Menichelli diventerà il mattatore, portando lo stile della scuola italiana in quello che allora era il tempio della ginnastica contemporanea. Sei volte campione italiano assoluto, dal 1060 al 1966, battuto solo da Giovanni Carminucci nel 61, trionfa nell’all around continentale di Anversa, come mai nessun altro era riuscito e riuscirà, eccetto Vanessa Ferrari nella Femminile, quart’anni dopo, e nelle specialità al corpo libero, agli anelli, alla sbarra, con un bronzo alle parallele. Ai mondiali di Dortmund aggiunge al suo palmares iridato altri due terzi posti. Agli Europei di Tampere del 1967 è argento al corpo libero e alle parallele; bronzo nel concorso generale individuale e alla sbarra. Ai V Giochi del Mediterraneo, che si tengono a Tunisi nello stesso anno, vince ben cinque medaglie d'oro.

Parte per le Olimpiadi di Città del Messico, nel 1968, come uno dei favoriti, ma incorre nella rottura del tendine d’Achille proprio durante le qualificazioni al suo corpo libero. Le immagini del tecnico Arrigo Carnoli che lo porta in braccio fuori dalla pedana faranno il giro del Mondo, commuovendo l’Italia intera. Pur senza aver completato l'uscita finale, il suo esercizio è valutato con un eccellente 9,30. Ristabilitosi, tenta saltuariamente di riprendere la carriera agonistica ma con scarsi risultati. Si ritira definitivamente nel 1973. Diplomato ISEF, diventa insegnante di educazione fisica e sposa la campionessa italiana assoluta del 1964, Gabriella Pozzuolo. Dal 1973 al 1979 ha allenato la Nazionale maschile di ginnastica artistica.

"La Federazione compie quest'anno 157 anni. Anni pieni di storia, di vite vissute e di esperienze che hanno segnato il percorso del nostro Ente, il più antico dello sport italiano – ha ricordato il Presidente FGI Andrea Facci, raggiunto dalla triste notizia - Salutiamo oggi un grande campione, una figura che ha lasciato un segno indelebile nella storia della Ginnastica. Il saluto che facciamo a lui e alla sua famiglia rappresenta un momento nel quale tutti ci dobbiamo sentire ancor più responsabili e onorati di poter portare avanti con rispetto e umiltà questa importante tradizione. Un sentito ringraziamento all'uomo, all'atleta e a tutti coloro i quali hanno percorso insieme a lui un pezzo di questo glorioso viaggio."

La Federazione Ginnastica d’Italia, il Presidente e il Consiglio Direttivo Federale, nonché il massimo dirigente del Comitato Regionale Lazio, Paolo Orlando – a capo pure della Società Ginnastica Romana di cui Menichelli era il Presidente Onorario - si sono stretti nel dolore alla moglie di Franco e alle due figlie, Cristiana e Francesca. Anche il Presidente del CONI Luciano Buonfiglio, interpretando i sentimenti della FGI e dell’intero movimento sportivo, e il Presidente dell'European Gymnastics Farid Gayibov (vedi lettera in calce) si sono unit al cordoglio della famiglia. I funerali si svolgeranno venerdì mattina alle 11:30 alla Chiesa di via Beata Vergine del Carmelo, a Mostacciano, e prima ci sarà la camera ardente all’Ospedale San Camillo. È un giorno triste per lo sport in generale e per la ginnastica italiana in particolare, che perdono insieme una delle loro colonne, un olimpionico che appartiene alla cultura popolare del Paese e che, ne siamo certi, a pochi giorni dal via dei Giochi Invernali di Milano-Cortina, continuerà ad ispirare gli atleti del presente e del futuro.

LE CONSOGLIANZE DEL PRESIDENTE EG FARID GAYIBOV

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