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Domani, alle 14.00 iniziano le finali maschili dell’All Around. L’aviere Enrico Pozzo, qualificatosi con il 16esimo punteggio, parte agli anelli. Dalle 18.30 sarà, invece, il turno della femminile, con la Ferrari (5^ in qualifica) impegnata al volteggio per quinta e la Macrì (18^ nel Concorso I) alla trave per quarta. Nel Concorso Generale rosa l’Italia può contare su due individualiste su due. Il regolamento infatti permette l’accesso tra le migliori 24 soltanto a due atlete per nazione. Vanessa accusa ancora il disturbo al collo del piede sinistro ma proverà fino all’ultimo a difendere il titolo di campionessa del Mondo. La Rai trasmetterà le due gare, integralmente, su Rai Sport Satellite, in diretta dalle 15.00 alle 17.00 e poi dalle 18.20 alle 21.00. Su Rai Tre, invece, dalle 16.30 alle 17.15; dalle 18.30 alle 18.55; dalle 20.00 alle 20.55.

DICHIARAZIONI:

Federica Macrì:
“Sono tranquilla, perché tutti gli occhi ce l’avrà addosso Vanessa e poi il mio obiettivo è quello di far bene, non di vincere una medaglia, che è fuori della mia portata. L’attrezzo dove mi sento più preparata è senza dubbio il volteggio, mentre la trave in gara fa sempre paura. Questa finale mi ripaga dell’impegno profuso durante tutto l’anno ed in particolare nell’ultimo periodo estivo. Abbiamo lavorato tanto per ottenere questi risultati, non sono frutto del caso. Anche se, come ha dimostrato la Kramarenko, i black out sono sempre dietro l’angolo. Non riesco a capire cosa sia successo alla russa, certe cose a questi livelli non dovrebbero accadere. Mi auguro soltanto che non capiti mai a me. Oggi mi sento bene e sono molto determinata a ripetere le buone prestazioni delle qualifiche e della finale a squadre. Le Cinesi e le Statunitensi, secondo me, sono le più forti. Le rumene hanno migliorato molto ed ho visto bene anche la Barbosa, soprattutto al corpo libero e al volteggio. Per me sono tutte irraggiungibili, ma non per Vanessa”.

Teresa Macrì, allenatrice azzurra:
“Federica è cresciuta molto e lo ha dimostrato nella finale a squadre dove, con la Ferrari a mezzo servizio, ha sostenuto l’Italia con tre prove impeccabili alla trave, al volteggio e al corpo libero. Anche Lia Parolari e Francesca Benolli sono state bravissime. Ma tutto il gruppo è stato attento e concentrato, dimostrando che quando la Ferrari è in difficoltà, questa nazionale può contare su una rosa di livello assoluto. Penso anche a Sara Bradaschia, che sosteneva le compagne dagli spalti e che, contribuendo al nono posto prequalificante di Aahrus, è stata una delle artefici del trionfo di Stoccarda. Per lo stesso motivo non dobbiamo dimenticare Carlotta Giovannini e Lorena Coza, che non sono qui per ragioni diverse ma è come se ci fossero. A Trieste, abbiamo preso Federica, Francesca e Sara quando avevano 5 anni e le abbiamo avviate alla specialità ad 8. Sono come delle figlie. Con la Benolli, in particolare, abbiamo provato di tutto, dopo l’infortunio del 2005, per non perderla definitivamente, soprattutto a livello psicologico. Il fatto di essere qui, tutte e tre insieme, rappresenta un ulteriore valore aggiunto. E’ difficile, se non impossibile, infatti, che in tre possano affrontare momenti di difficoltà durante la gara. Così, quando capita ad una, ci sono le altre a sostenerla. Devo dire che a Stoccarda questo discorso è valso soprattutto per Sara, che, rimanendo fuori, ha avuto l’affetto e il sostegno di Francy e Fede.

Diego Pecar, allenatore azzurro:
Le ragazze, in due gare mondiali e 32 esercizi complessivi hanno fatto registrare soltanto due cadute. Questo è lo specchio di una squadra solida che fa della stabilità all’attrezzo il suo punto di forza. Le ginnaste sono insieme dal 22 giugno e non è sempre facile, quando si vive così in simbiosi e così a lungo, mantenere un clima sereno. Loro, invece, sono diventate un blocco unico di granito. L’armonia regna sovrana, senza invidie o gelosie, e quando una scende dalla pedana le altre sono tutte li pronte ad abbracciarla. I due blocchi, quello bresciano e quello triestino, hanno fatto di tutto per aiutarsi reciprocamente, perché conoscendo, sia l’uno che l’altro, le rispettive capacità, nessuno voleva compromettere l’impegno altrui. I successi della nazionale sono frutto di questo lavoro congiunto.

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