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Si fa presto a dire staff. Quello della nazionale italiana femminile, giustappunto, da ieri, quarta superpotenza olimpica, è composto da tante “anime”. Che non sono “manga” giapponesi, i fumetti della narrativa nipponicaillustrata, ma persone in carne ed ossa che hanno dato un grande contributo all’impresa di Tokyo, coadiuvando la direzione tecnica. Oltre a tutte le allenatrici e gli allenatori societari che orbitano attorno alla costellazione dell’artistica rosa, il centro dell’Universo GAF, il suo fulcro operativo e strategico è all’Accademia Internazionale di Brescia, dove, sotto le direttive di Enrico Casella lavorano, tra gli altri, Monica Bergamelli e Marco Campodonico.

La prima in particolare è un’ex campionessa, medaglia d’oro agli Europei di Volos e ai Giochi del Mediterraneo di Almeria, con sete titoli nazionali, tra i quali splende quello all-around del 2004. Stiamo parlando dell’unica ginnasta del nostro paese, insieme a Miranda Cicognani ed esclusa la Ferrari, salita a quattro proprio in Giappone, ad aver preso parte a tre edizioni dei Giochi: Sydney, Atene e Pechino. L’abbiamo raggiunta nel Villaggio Olimpico, nel cosiddetto 'the day after', per chiederle qualche impressione da esordiente olimpica a bordo pedana.

Si soffre tanto – ci ha risposto subito la bergamasca della Brixia – E’ più facile seguire la gara in body, sapendo che puoi dare il tuo contributo. Quando gareggi la preoccupazione principale è per quello che devi fare tu, da allenatore, invece, ti preoccupi per tutte. Il difficile, che poi è anche il bello, è gestire i caratteri e le problematiche di atlete che sono l’una diversa dall’altra. L’atmosfera che si respira in queste occasioni è speciale. Abbiamo creato un bel gruppo, capace di regalare emozioni a noi che eravamo lì e, speriamo, anche a chi ci ha seguiti da lontano. E’ un’Olimpiade particolare, avevo già ricordi bellissimi delle precedenti edizioni, e, malgrado il Covid, me ne porterò via altrettanti da Tokyo. Pensate che meraviglia se ci fosse stato il pubblico. Il segreto della scuola italiana? Non smettiamo mai di imparare. Guardando gli altri siamo riusciti ad aggiungere qualcosina un po’ alla volta, migliorando rispetto al dream team del 2006-2007, quando con la piccola Vanessa arrivammo quarti ai Mondiali di Stoccarda, che allora sembrava un miracolo. Dodici anni dopo nella stessa città abbiamo conquistato il bronzo e adesso siamo giunti ad un passo dall’Olimpo. Contro avversari che hanno strutture di allenamento all’avanguardia e bacini enormi da cui pescare. La nostra forza è in palestra. Li dentro, con il lavoro e la determinazione, si forgia il gruppo, plasmando il carattere delle ginnaste, valorizzando le loro doti fisiche e gestendole, quando diventano più grandi. E questo quarto posto ci ha insegnato dell’altro, fortificandoci per i prossimi appuntamenti. Domani sarò in campo gara, nella finale a 24, insieme a Marco, ci alterneremo agli attrezzi, dividendoci in base alle esigenze delle ragazze”.

Una gara che la Bergamelli conosce bene, avendola disputata in Australia nel 2000, quando si piazzò in diciottesima posizione, alle spalle della connazionale Martina Bremini. Sarà invece una novità assoluta per Campodonico, pure lui alla prima esperienza a cinque cerchi, fatta eccezione per gli YOG di Buenos Aires, dove accompagnò al successo una straripante Giorgia Villa.

“Qui è tutto più grande – ci racconta il tecnico meneghino, classe 1963, approdato a Brescia dopo le esperienze all’A.G. Tritium e alla Sampietrina di Seveso - Basta che ti giri e vedi campioni olimpici o del mondo. Ci siamo arrivati attraverso un lavoro cominciato da quando queste ragazze erano molto giovani. Ed essere riusciti a portarle e a seguirle in Giappone ci gratifica più di ogni altra cosa. Purtroppo il regolamento e gli infortuni non hanno permesso a tutte le ginnaste di questo straordinario ciclo di essere a Tokyo, con noi, a godere i frutti del loro impegno. Elisa Iorio, Giorgia Villa e Desiree Carofiglio hanno una parte del merito dei nostri risultati. Non saremo ai Giochi senza la loro qualifica nel 2019. Così come lo specialista di trampolino Arek Szymczak, le coreografe, Rodica Demetrescu e Veronica Calini, lo staff medico e dirigenziale. Avremmo voluto averli tutti al Villaggio. L’esperienza di accrescimento professionale è enorme. L’Olimpiade ti insegna a non mollare mai e che il lavoro paga sempre. Non abbiamo nulla da invidiare agli altri, sotto l’aspetto gestionale, e lo abbiamo dimostrato in pedana. I nostri metodi ci possono portare ancora più in alto. Ma serve fare gruppo, serve la chimica. Sostenersi dal punto di vista umano ha molto aiutato”.

All’allenatore che ha saputo crescere le fate della generazione 2001-2004 quando erano allieve e juniores, non potevamo non chiedere, in conclusione, cosà c’è oltre la squadra attuale, tra l’altro, in considerazione del fatto che nella finale a squadre femminile di Tokyo la differenza l’abbiano fatta giovanissime come la russa Viktoriia Listunova, classe 2005, oppure le gemelle britanniche Jennifer e Jessica Gadirova, appena sedicenni. “Intanto questo ciclo è tutt’altro che chiuso. Ci sono profili interessanti tra le 2006 e le 2008, le ultime eleggibili per i Giochi di Parigi, ma ci vorrà del tempo per inserirle. Sono atlete molto promettenti ma dovranno sudare per entrare in una rosa che ha ottenuto il miglior risultato olimpico degli ultimi novantatré anni”.

E non è finita qua, perché domani, alle 19.50 locali (le 12.50 in Italia), toccherà di nuovo ad Alice D’Amato, che con il 15° pass in qualifica partirà dalla trave, e Martina Maggio, la quale, avendo concluso, domenica, al 21° posto, come da sorteggio, comincia al corpo libero. “Le ragazze daranno il massimo – ha concluso Campodonico – Malgrado due competizioni tostissime come il concorso di ammissione e la final eight olimpica, nonostante le quasi due settimane fuori casa, allenandosi in palestre senza buche, sono sicuro che daranno tutto per ben figurare ed alzare ulteriormente il livello delle proprie prestazioni”.

Gli occhi del globo ginnico saranno però puntati sulla Biles. Sempre che la stella americana ci sia. “Quello che è successo a Simone può capitare – ci spiega Monica Bergamelli, mamma dal 2014 della piccola Aurora – Magari meno a questi livelli, ma tra le bimbe succede spesso che si perdano. E accaduto a qualcuna delle fate, di recente, sugli avvitamenti e sui salti. Non me lo sarei mai aspettato dalla Biles, però evidentemente è umana come noi. Le auguriamo tutti comunque di ritrovarsi presto e di ritrovarla in campo da avversaria”. Perchè vincere allora sarebbe ancora più bello!