Data pubblicazione
23 ottobre 2026
Categorie
Rotterdam– L’americana Blakely "New Queen". Argento alla russa Roshchina, bronzo alla cinese Ke. Nemour fuori dal podio. Perotti 10 e lode, nella Top Ten, Tonelli 14ª
- Dettagli
- { News }
Skye Blakely è la nuova campionessa del mondo del concorso generale individuale femminile di ginnastica artistica. La statunitense conquista il titolo iridato alla Rotterdam Ahoy con 55.733 punti, precedendo la russa Liudmila Roshchina, medaglia d’argento con 55.199, e la cinese Ke Qinqin, bronzo con 55.032. Una finale combattutissima, segnata soprattutto dal clamoroso passo falso dell’algerina Kaylia Nemour, leader assoluta delle qualifiche e grande favorita della vigilia, rimasta ai piedi del podio con 54.998, appena 34 millesimi dalla medaglia di bronzo.
Per Blakely, ventunenne statunitense, è il successo più importante della carriera, arrivato dopo un lungo percorso di recupero dall’infortunio al tendine d’Achille destro, occorsole durante un allenamento al corpo libero, due giorni prima dei Trials olimpici per i Giochi di Parigi. E pensare che Skye si era classificata seconda dietro a Simone Biles ai Campionati Nazionali USA. In precedenza, un infortunio al gomito le aveva precluso anche i Trials americani per Tokyo 2020. Due anni dopo quel brutto momento la ginnasta a stelle e strisce si prende la scena mondiale con una prestazione di grande regolarità sui quattro attrezzi.
La nuova campionessa ha costruito il proprio successo fin dalla prima rotazione, ottenendo 14.200 al volteggio, per poi passare in testa grazie al 14.400 alle parallele asimmetriche. Alla trave un altro 14.200 le ha consentito di consolidare il primato, prima del conclusivo 12.933 al corpo libero, sufficiente, non senza una buona dose di suspence, per mettersi al collo la medaglia d’oro.
La grande delusione della serata è quella dell’algerina Kaylia Nemour. La campionessa olimpica delle parallele asimmetriche a Bercy nel 2024, entrata in finale con il miglior punteggio delle qualificazioni, 55.999, era considerata la principale candidata alla vittoria. La sua rincorsa al trono si è però complicata immediatamente sui 25 metri, al primo giro. Nel volteggio d’apertura, Nemour, protagonista, ad agosto, anche ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, ha mancato la corretta preparazione della rondata, arrivando sulla tavola in condizioni tali da dover rinunciare agli avvitamenti previsti. Il salto, valutato appena 12.366, le ha fatto perdere un margine difficilmente recuperabile nei confronti delle dirette concorrenti. La dicannovenne di Saint-Benoît-la-Forêt, in Francia, ha reagito con determinazione, ottenendo 14.866, il parziale più alto alle parallele asimmetriche e 14.500, il migliore delle 24 travi, riportandosi progressivamente a ridosso del podio. Il 13.266 al corpo libero non è però bastato per superare la cinese Ke e ad agguantare almeno il podio.
Enrico Casella, direttore tecnico nazionale dell’artistica femminile italiana ha spiegato la dinamica tecnica dell’errore: «Nell’eseguire la rondata aveva i talloni fuori dalla pedana. Nel partire per attaccare la tavola si è sentita molto più lenta di quello che avrebbe dovuto essere, un po’ schiacciata. A quel punto ha rinunciato a fare gli avvitamenti perché temeva di farsi male, chiaramente».
Il tecnico azzurro ha poi espresso il proprio giudizio sull’esito della sfida per le medaglie: «Direi che la vittoria dell’americana è più che meritata, però anche la cinese mi è piaciuta molto. Le giurie, in questo caso, hanno rispettato quelli che sono i valori espressi in pedana e quindi ogni tanto bisogna dare merito anche al loro lavoro». Alle spalle delle prime quattro si sono classificate la giapponese Aiko Sugihara, quinta con 54.765, la francese Elena Colas, sesta con 54.666, l’altra statunitense Claire Pease, settima con 54.232, e la spagnola Alba Petisco, ottava con 54.198.
La vittoria di Skye Blakely riporta il titolo mondiale all-around femminile negli Stati Uniti dopo il successo della russa Angelina Melnikova nell’edizione del 2025. La campionessa uscente non ha potuto difendere la corona iridata a Rotterdam perché le autorità olandesi non le hanno concesso il visto d’ingresso nei Paesi Bassi. Per ritrovare una statunitense sul gradino più alto del podio mondiale del concorso generale basta tornare ad Anversa 2023, quando Simone Biles conquistò il suo sesto titolo individuale, stabilendo il primato assoluto nella storia della specialità. La fuoriclasse americana si era già imposta nel 2013, 2014, 2015, 2018 e 2019. Blakely diventa così la nona ginnasta statunitense capace di conquistare almeno un titolo mondiale all-around, proseguendo una tradizione che negli ultimi vent’anni ha visto gli Stati Uniti dominare a lungo la scena internazionale. Scorrendo l’albo d’oro, la dinastia delle campionesse americane è iniziata negli anni Novanta con Kim Zmeskal nel 1991 e Shannon Miller, vincitrice di due titoli consecutivi nel 1993 e nel 1994. Tra le successive star figurano Chellsie Memmel nel 2005, Shawn Johnson nel 2007, Bridget Sloan nel 2009, Jordyn Wieber nel 2011 e Morgan Hurd nel 2017, oltre naturalmente alla plurivittoriosa Simone Biles.
In questa storia trova spazio anche l’Italia, grazie all’indimenticabile impresa di Vanessa Ferrari, campionessa del mondo nel 2006 ad Aarhus, prima e finora unica azzurra capace di conquistare il titolo iridato nel concorso generale individuale. Curiosamente Rotterdam, alla sua terza esperienza come sede dei Mondiali GAF, aveva già incoronato due grandi protagoniste dell’all-around femminile: la rumena Aurelia Dobre nel 1987 e la russa Aliya Mustafina nel 2010. Nel 2026 è dunque il turno della statunitense Blakely, terza regina mondiale della città olandese.
Nella serata della consacrazione statunitense arrivano indicazioni positive anche per la ginnastica italiana. Giulia Perotti conquista il decimo posto con 54.098 punti, entrando tra le prime dieci generaliste del mondo, mentre Sofia Tonelli conclude quattordicesima con 52.666. Le due atlete, entrambe alla prima esperienza in una finale iridata a 24, hanno affrontato la gara con la stessa successione degli attrezzi: trave, corpo libero, volteggio e parallele asimmetriche, accompagnate dai tecnici Enrico Pozzo e Marco Campodonico. Una prova complessivamente regolare, senza errori gravi, che ha consentito loro di riscattare almeno in parte le difficoltà incontrate nella finale a squadre, quando l’Italia aveva pagato soprattutto le imprecisioni alla trave.
Perotti ha cominciato proprio sull’asse d’equilibrio con un convincente 13.766 (D 5.800 – E 7.966), per poi ottenere 12.866 al corpo libero (D 5.200 – E 7.666), girando a metà percorso con il parziale su due attrezzi di 26.632. Al volteggio, con un solo avvitamento, è arrivato il 13.100 (D 4.200 – E 8.900) che ha portato il totale a 39.732. La piemontese ha quindi concluso la propria finale con il suo miglior parziale della serata, 14.366 alle parallele asimmetriche (D 6.200 – E 8.166), fissando il risultato definitivo a 54.098. Una prestazione che assume ulteriore valore considerando che proprio alle parallele tornerà in pedana, domani, per la final eight di specialità, insieme ad Elisa Iorio. Anche Sofia Tonelli ha disputato una gara senza passi falsi. Alla trave ha ottenuto 13.300 (D 5.600 – E 7.700), seguito dal 12.566 al corpo libero (D 5.000 – E 7.566). Al volteggio, con un avvitamento e mezzo, è arrivato il suo personale più alto, 13.500 (D 4.600 – E 8.900). Infine il 13.300 (D 5.500 – E 7.800) sugli staggi ha portato il totale a quota 52.666, valido per il 14° posto nel Pianeta dei Grandi Attrezzi.
«È stata una bella esperienza per entrambe, hanno fatto una bella gara e non hanno commesso errori gravi – ha commentato a caldo coach Casella, in zona mista - Devono abituarsi a stare in questi contesti, perché una finale a 24 in un Campionato del Mondo è qualcosa che ti resta dentro, una situazione difficile da affrontare. Sono molto contento perché hanno dimostrato di sapersi riprendere dalla prova non al massimo livello fornita durante la finale a squadre. Oggi hanno dimostrato di saper lottare». Il direttore tecnico nazionale guarda soprattutto alle prospettive future, consapevole dei margini di miglioramento delle sue ginnaste. «Dovremo aumentare i contenuti tecnici, questo sì, perché se vogliamo competere per le medaglie bisogna alzare il livello. Però sono giovani, sono alle prime esperienze in queste gare e credo che aver tenuto così bene sia motivo di orgoglio e soddisfazione. Devono andare via da questo Mondiale contente».
Ma il programma femminile di Rotterdam non è ancora terminato. Sabato 24 ottobre Iorio e Perotti saranno entrambe protagoniste della finale alle parallele asimmetriche, tra le migliori otto specialiste della rassegna – subito dopo la sfida al cavallo con maniglie che vedrà in corsa l’azzurro Gabriele Targhetta. Domenica 25 ottobre toccherà invece a Manila Esposito, impegnata nella finale alla trave, chiudere gli appuntamenti dell’ItalGAF, prima dei fuochi d’artificio conclusivi con gli sbarristi, tra i quali anche il nostro Yumin Abbadini. «La finale alla trave è sempre una gara che ti lascia in sospeso. Abbiamo una Manila capace di tutto. Alle parallele sarà molto più difficile inserirsi. Aspettiamo queste ultime due giornate e poi tireremo le somme conclusive di questo Mondiale», chiosa soddisfatto Casella, direttore dell’International Gymnastics Center di Brescia, inaugurato lo scorso 30 luglio.
