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Federazione Ginnastica
d'Italia

Data pubblicazione

19 ottobre 2026

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La maturità di una campionessa non si misura soltanto attraverso le medaglie conquistate, ma anche nella capacità di riconoscere i propri limiti, affrontare le difficoltà e trasformarle in nuove risorse. Manila Esposito, impegnata ai Campionati del Mondo di ginnastica artistica di Rotterdam con la sua allenatrice Camilla Ugolini, è l’immagine di questa evoluzione. A diciannove anni, con due medaglie olimpiche e tredici continentali già in bacheca, la ginnasta delle Fiamme Oro sta affrontando la sua terza rassegna iridata con una serenità diversa, maturata attraverso esperienze sportive e personali che ne hanno rafforzato carattere e consapevolezza.

Nell’intervista concessa a Rebecca Saibene, pubblicata oggi sulla Gazzetta dello Sport, la capitana della Nazionale femminile si racconta senza nascondere le difficoltà attraversate nell’ultimo anno. Un percorso tutt’altro che lineare, nel quale i successi agonistici hanno convissuto con momenti di fragilità, soprattutto durante il lavoro quotidiano in palestra. Dopo gli straordinari risultati di Parigi 2024, con l’argento nel concorso a squadre e il bronzo alla trave, e una continuità internazionale che l’ha portata a conquistare sette titoli europei, Manila ha dovuto imparare a gestire anche il peso delle aspettative e il rapporto con se stessa. La svolta è arrivata quando ha compreso che chiedere sostegno non significava essere meno forte, ma trovare nuovi strumenti per continuare a crescere.

«Nell’ultimo anno avevo perso un po’ di fiducia in me, negli allenamenti più che in gara. Era veramente difficile allenarmi tutti i giorni senza buttarmi giù emotivamente». Da quella presa di coscienza è nato un lavoro specifico con professionisti della preparazione mentale e del sostegno psicologico. Un’esperienza che oggi considera parte integrante della propria attività di atleta di alto livello. La possibilità di condividere le difficoltà e affrontarle con un aiuto qualificato ha contribuito a restituirle fiducia, permettendole di vivere con maggiore equilibrio anche gli impegni agonistici. La capacità di riconoscere il momento in cui fermarsi, del resto, appartiene alla sua educazione familiare. Manila ricorda con affetto i piccoli intervalli dalla routine che la madre le concedeva durante l’infanzia, quei mercoledì dedicati esclusivamente a loro due quando la stanchezza o una giornata particolarmente difficile rendevano necessario interrompere gli impegni scolastici e sportivi.

È proprio la famiglia a rappresentare uno dei punti fermi della sua vita. Nata a Boscotrecase, cresciuta a Civitavecchia con Camilla e Marco Massara, e trasferitasi a sedici anni all’Accademia internazionale di Brescia, Esposito ha costruito lontano da casa una parte importante della propria carriera, senza perdere il legame con i genitori, i nonni e i due fratelli minori, impegnati rispettivamente nella pallanuoto e nel calcio. Mamma e papà erano anche sugli spalti di Rotterdam, durante le qualificazioni di ieri, a sostenerla in un’altra tappa fondamentale del suo percorso.

Il Mondiale olandese le assegna anche una responsabilità particolare: quella di capitana delle Fate 2.0 (insieme ad Elisa Iorio), un gruppo che si presenta all’appuntamento iridato con una formazione rinnovata e con l’obiettivo di continuare a stupire. Per Manila la leadership non è una questione di gerarchie, ma di disponibilità e fiducia reciproca. Essere un punto di riferimento significa soprattutto saper ascoltare le compagne, condividere le esperienze e contribuire alla serenità del gruppo.

«Per me è un orgoglio essere un riferimento per le altre, ma a prescindere dall’essere o meno capitana, sanno che con me possono parlare di tutto, che sia per un sfogo o un consiglio io ci sono sempre».

Una sensibilità che trova le proprie radici anche negli esempi incontrati durante la crescita sportiva. Tra questi, Vanessa Ferrari, prima italiana a conquistare il titolo mondiale nel concorso generale, ad Aarhus nel 2006, pochi giorni prima della sua nascita, il due novembre. Un modello di perseveranza e determinazione, capace di attraversare stagioni difficili, infortuni e ripartenze senza rinunciare ai propri obiettivi. La sua storia ha accompagnato un’intera generazione di ginnaste, compresa Manila, che ne riconosce soprattutto la straordinaria tenacia. E tra le atlete che oggi segue con particolare ammirazione c’è anche Sofia Raffaeli. L’ingresso nelle Fiamme Oro le ha consentito di conoscere più da vicino la campionessa della ginnastica ritmica, disciplina alla quale si è progressivamente appassionata. Dell’azzurra marchigiana apprezza l’eleganza, l’espressività e la capacità di trasformare ogni esercizio in uno spettacolo.

Il ritorno sulla scena mondiale riporta inevitabilmente Esposito alle emozioni del debutto iridato di Liverpool 2022, quando aveva appena quindici anni. Quattro stagioni più tardi, il quadro è profondamente cambiato. L’esperienza olimpica e i successi europei le hanno consegnato una dimensione internazionale ormai consolidata. Il palazzetto di Rotterdam, l’Ahoy Arena, le ha ricordato proprio quello della sua prima partecipazione mondiale. La qualifica di domenica sera è stata l’occasione per ritrovare le sensazioni della grande competizione, prendere confidenza con gli attrezzi, trave e corpo libero, e immaginare l’atmosfera delle tribune gremite.

La sensazione, secondo la stessa ginnasta, è stata positiva. Ma è soprattutto cambiato il modo di percepire il proprio posto nell’élite della ginnastica planetaria. Se un tempo il confronto con le migliori poteva rappresentare una fonte di incertezza, oggi Manila sa di appartenere a quel contesto e di possedere le qualità per competere ai massimi livelli. «In realtà l’Olimpiade mi ha aiutato: ora sono più sicura di me, non mi sento più un pesce fuor d’acqua. Ormai questo è il mio contesto, so che posso ambire a qualcosa di importante. Entro in pedana con un’altra consapevolezza».

Nel palmarès di Manila Esposito, ricchissimo nonostante la giovane età, manca ancora una medaglia mondiale. Dopo l’esordio di Liverpool e la successiva esperienza iridata ad Anversa, l’Olanda rappresenta un’altra opportunità per completare una collezione già impreziosita dai due podi olimpici e dalle tredici medaglie europee conquistate tra il 2023 e il 2026. La concorrenza, soprattutto alla trave e al corpo libero, si annuncia di altissimo livello, ma lei ha già fatto vedere di che pasta è fatta.

La poliziotta campana conosce bene il valore delle avversarie e sa quanto sia impegnativo salire su un podio mondiale di specialità. Ma la consapevolezza delle difficoltà non riduce l’ambizione, semmai la rende più concreta. Per il momento, tuttavia, prevale la scaramanzia. Manila preferisce concentrarsi sull’esecuzione degli esercizi, evitando pronostici e dichiarazioni troppo impegnative. Prima il lavoro in pedana, poi eventualmente i bilanci.

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