Data pubblicazione
24 ottobre 2026
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Rotterdam - Targhetta, un Mondiale a cavallo! Il Principe Gabriele argento di specialità 113 anni dopo. Perotti e Iorio giù dalle parallele e dal podio
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Centotredici anni per ritrovare il cavallo giusto. Quello con le maniglie, naturalmente. E un principe azzurro capace di riportare la ginnastica italiana sul podio mondiale di una specialità che sembrava appartenere soltanto ai libri di storia. Si chiama Gabriele Targhetta, veste la divisa delle Fiamme Oro della Polizia di Stato e, da oggi, è il nuovo vicecampione del mondo al “Pommel Horse”. Un argento che vale oro per il movimento italico, conquistato nella prima delle due giornate dedicate alle finali di specialità individuali dei Campionati del Mondo di Rotterdam 2026.
Nella Ahoy Arena, davanti agli occhi del presidente FGI Andrea Facci e di Nicola Bartolini, arrivato appositamente in Olanda per sostenere i compagni di Nazionale, Targhetta ha scritto una pagina destinata a rimanere nella memoria dello sport italiano. Proprio Bartolini, campione del mondo al corpo libero a Kitakyushu nel 2021, era stato l’ultimo ginnasta italiano a salire su un podio iridato. Cinque anni dopo, il testimone passa idealmente nelle mani del giovane specialista veneto, che completa una stagione straordinaria, iniziata con i successi in Coppa del Mondo, proseguita con il titolo europeo conquistato a Zagabria e culminata con questo argento mondiale.
Il 15.233 di Targhetta, costruito su una difficoltà di 5.900 e un’esecuzione da 9.333, racconta soltanto in parte la qualità di una prestazione impeccabile, proposta in una final eight nella quale nessuno degli otto protagonisti ha commesso errori decisivi. Una sfida di altissimo livello, giocata sulla pulizia dei movimenti, sul ritmo e su differenze infinitesimali. A conquistare il titolo mondiale è stato l’armeno Hamlet Manukyan, autore di un esercizio valutato 15.300, appena 67 millesimi più del brianzolo veneto, nato a Monza ma cresciuto a Mestre. Sul terzo gradino del podio è salito il connazionale Mamikon Khachatryan, bronzo con 15.000.
Targhetta, terzo nelle qualificazioni con 14.833, ha saputo alzare ulteriormente il livello nel momento più importante, migliorandosi di quattro decimi, raggiungendo il personale più alto della sua giovane carriera e dimostrando una maturità agonistica impressionante. Per l’Italia è una medaglia dal significato storico enorme. Bisogna infatti tornare indietro fino ai Mondiali di Parigi del 1913 per ritrovare un nostro connazionale sul podio planetario del cavallo. Allora furono Giorgio Zampori e Osvaldo Palazzi a conquistare rispettivamente l’oro e l’argento. Due anni prima, a Torino 1911, la specialità aveva già regalato all’Italia un titolo mondiale con Palazzi e due argenti con Zampori e Paolo Salvi. Cinque medaglie concentrate in appena due edizioni, agli albori della ginnastica artistica. Poi un silenzio lungo oltre un secolo, a cavallo di un Millennio. Fino all’arrivo di Gabriele, il principe azzurro che ha ritrovato il suo cavallo bianco.
Tra i primi a congratularsi con il nuovo vicecampione del mondo è stato il presidente federale Andrea Facci, che ha seguito la finale dagli spalti, condividendo la tensione e poi l’emozione della conquista dell’argento con il consigliere nazionale e capomissione Fabrizio Lupi e con il DTN GAM Giuseppe Cocciaro. «Abbiamo assistito a una finale di altissimo livello, nella quale tutti e otto i ginnasti hanno presentato esercizi di straordinaria qualità, senza commettere errori. In un contesto tecnico così elevato, la medaglia d’argento di Gabriele Targhetta assume un valore ancora maggiore. È un’impresa sportiva che dobbiamo celebrare».
Il numero uno della FGI ha vissuto con particolare intensità l’attesa dell’ultimo esercizio, quello di Manukyan, che ha poi conquistato il titolo mondiale. «Abbiamo atteso fino all’ultimo esercizio, consapevoli che l’armeno fosse l’avversario più temibile. Gabriele è stato straordinario. Parliamo di un ragazzo giovanissimo che, nello stesso anno, è diventato campione d’Europa e vicecampione del mondo, dimostrando di avere tutte le caratteristiche per affrontare al meglio il percorso verso Los Angeles 2028. I complimenti vanno a lui, al suo allenatore Giannmatteo Centazzo e a tutta la delegazione italiana. Risultati così importanti sono il frutto del lavoro di tante persone. A nome mio e dell’intero Consiglio Direttivo Federale esprimo una soddisfazione enorme». Una soddisfazione che va oltre il risultato individuale e che, secondo Facci, conferma la crescita complessiva della ginnastica artistica maschile italiana. «La scalata dell’ItalGAM negli ultimi otto anni è indiscutibile. Dopo il sesto posto olimpico di Parigi, a Rotterdam abbiamo mancato la finale a squadre per una manciata di decimi, con una formazione giovane e profondamente rinnovata. Il movimento c’è, i risultati arrivano e la strada intrapresa è quella giusta».
Dietro la medaglia c’è una storia di talento, pazienza e lavoro quotidiano. Quella di Gabriele Targhetta e del suo allenatore Giannmatteo Centazzo, il tecnico che lo ha cresciuto alla Spes Mestre, accompagnandolo lungo un percorso che oggi lo ha portato ai vertici della ginnastica internazionale. «Gabriele oggi ha fatto una prestazione eccezionale. È stata un’annata stupenda: ha vinto in Coppa del Mondo, si è laureato campione d’Europa e adesso è vicecampione del mondo. Una grandissima soddisfazione». L’emozione del tecnico racconta anche la lungimiranza di un lavoro cominciato quando il futuro campione era ancora un bambino. «Il progetto su Gabriele nasce tanti anni fa, quando era ancora un ragazzino e mostrava già una particolare predisposizione per il cavallo con maniglie. Negli ultimi due anni è riuscito a esprimere pienamente le sue qualità e le sue peculiarità in questo splendido attrezzo. È stato bravissimo, non ho parole per descrivere la soddisfazione che provo. Sono contentissimo e voglio ringraziare tutti».
E pensare che tutto era cominciato a quattro anni, con un piccolo funghetto. Quell’attrezzo propedeutico sul quale i bambini imparano a girare, muovendo i primi passi verso il cavallo dei grandi. Per Gabriele, quasi un gioco naturale. «Sono entrato in palestra per la prima volta a quattro anni e il funghetto mi ha attratto proprio perché iniziavo a girare e mi sembrava una cosa quasi scontata. Poi vedevo gli altri bambini che facevano più fatica e mi chiedevo come fosse possibile. A me veniva tutto subito, facevo pochissima fatica. Da lì, però, ci sono voluti tanto lavoro e tanto impegno. E siamo arrivati qua». E oggi, con la medaglia, anche la consapevolezza di aver trasformato quel talento in qualcosa di straordinario. «Adesso diciamo che non posso più non crederci. È successo veramente, ho la medaglia al collo e sono felicissimo». Un risultato che non nasce per caso. Dietro quei novanta secondi circa di esercizio ci sono migliaia di ore trascorse in palestra, una preparazione meticolosa e una dedizione assoluta alla specialità. «In allenamento salgo sul cavallo tantissime volte. La mia sessione dura minimo un’ora e mezza, due ore, senza contare tutta la preparazione, il riscaldamento e il potenziamento. Ci dedico davvero tanto, tanto tempo». E nonostante il titolo europeo e l’argento mondiale, Targhetta non considera conclusa la propria crescita. Anzi, guarda già avanti, verso nuove difficoltà tecniche e un possibile ulteriore salto di qualità. «Si può sempre fare meglio. A livello di esecuzione cercherò di migliorare, anche se è già molto alta. Ma non è mai abbastanza. E poi posso aumentare la difficoltà, aggiungendo tre giri su una maniglia al posto di uno, come faccio in questo momento». All’orizzonte ci sono i Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Ma prima ancora c’è il presente, da vivere con i compagni di squadra e con chi continua a essere parte della grande famiglia della ginnastica italiana. Targhetta, infatti, non dimentica Yumin Abbadini, atteso domani dalla finale mondiale alla sbarra: «In bocca al lupo a Yumin per domani alla sbarra. Sarò là a fare il tifo per te, come hai fatto tu oggi con me». Poi il pensiero più emozionante: «Un saluto a Lorenzo Bonicelli, che è sempre là a fare il tifo per noi, a supportarci. Ciao Bonni!».
La prima giornata delle finali di specialità ha visto anche l’assegnazione del titolo mondiale alle parallele asimmetriche femminili, una gara nella quale l’Italia poteva vantare addirittura due rappresentanti tra le migliori otto ginnaste del pianeta. A conquistare l’oro è stata la fuoriclasse Kaylia Nemour, che, dopo la delusione di ieri nell’All Around, ha confermato la propria supremazia sull’attrezzo preferito dopo il trionfo olimpico di Parigi 2024. Con un esercizio valutato 15.333, l’algerina ha preceduto la tedesca Helen Kevric, argento con 14.833, e la statunitense Skye Blakely, bronzo con 14.600. Ai piedi del podio la francese Elena Colas, quarta con 14.533, seguita dall’olandese Naomi Visser (14.366) e dalla russa Alena Glotova (14.233).
Una finale che non ha purtroppo sorriso alle due azzurre, entrambe protagoniste di errori che ne hanno compromesso le ambizioni. Giulia Perotti, entrata tra le otto finaliste con il settimo punteggio delle qualifiche, non è riuscita a impugnare lo staggio durante l’esecuzione del Downie, incorrendo in una caduta che ha pesantemente condizionato il risultato finale. La giovane azzurra ha concluso al settimo posto con 13.266 punti, frutto di una difficoltà di 5.900 e di un’esecuzione valutata 7.366. Ancora più amaro l’epilogo per Elisa Iorio, quarta nel Concorso I e dunque legittimamente ambiziosa alla vigilia della finale. La modenese, argento a squadre ai Giochi di Parigi, ha commesso un errore durante uno Stalder con mezzo giro, perdendo la corretta direzione del movimento e interrompendo la continuità dell’esercizio. Il 12.500 conclusivo, con 5.700 di difficoltà e 6.800 di esecuzione, l’ha relegata all’ottava piazza. Due esercizi al di sotto delle possibilità delle nostre atlete, che mai avevano fallito sugli staggi, finora, nei due turni di squadra, e che l’hanno fatto in una sfida nella quale il margine di errore era ridottissimo.
Il Mondiale di Rotterdam, già entrato nella storia della ginnastica italiana grazie all’argento di Targhetta, si prepara a vivere, dunque, la sua ultima giornata di gare. E l’Italia avrà ancora due carte da giocare. L’agente di polizia Manila Esposito, protagonista di una stagione internazionale di grande spessore, sarà impegnata alla trave, mentre Yumin Abbadini, aviere dell’Aeronautica Militare e allievo di Alberto Busnari, affronterà l’ottetto volante alla sbarra, l’attrezzo che chiude ufficialmente la rassegna. A entrambi è arrivato anche l’incoraggiamento del presidente federale Andrea Facci: «Manila può giocarsi un risultato importante, Yumin ha già raggiunto un traguardo significativo entrando tra i migliori otto. A entrambi va il nostro più grande incoraggiamento». Un augurio condiviso da tutta la ginnastica italiana, che dopo cinque anni ha ritrovato una medaglia pesantissima e, dopo oltre un secolo, è tornata sul podio iridato del cavallo con maniglie.
