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Tra una rassegna continentale e una iridata, tra Cluj Napoca e Montreal , la piccola Lara è riuscita anche a sostenere la maturità e a prendere la patente di guida. Costantemente al cospetto del giudizio altrui, la diciannovenne di Montevarchi continua a crescere, non curante di giudici di ginnastica o di commissioni di esami, arrivando ben oltre i suoi 146 centimetri di altezza. E dopo le due esperienze di gruppo, a Nanning 2014 e a Glasgow nel 2015, dove contribuì a qualificare l’Italdonne per Rio de Janeiro, adesso i riflettori sono tutti per lei:  “E’ una soddisfazione personale, ben diversa da quella di aiutare la squadra – ci racconta il caporal maggiore dell’Esercito Italiano in un’intervista in esclusiva presso l’hotel dove alloggia con il resto della delegazione, dividendo la stanza con Vanessa Ferrari - All’Europeo in Romania avevo provato le stesse sensazioni, ma qui siamo al Mondiale. Ho lavorato tutta l’Estate. Sono pronta. A parte la parallela, dove ho aumentato solo un pianta giro sopra con una combinazione, e l’avvitamento al volteggio, rispetto a Cluj ho cambiato il valore di partenza degli altri due esercizi. Al corpo libero ho inserito il doppio teso iniziale. Alla trave c’è la nuova entrata, la rondata flic al posto dell’enjambè, che purtroppo mi ha tradita in qualifica”. Buttata dentro dal DTN Enrico Casella in occasione della rassegna in Cina, per l’infortunio di Elisa Meneghini, la Mori, partita come riserva, si fece trovare pronta, contribuendo al 5° posto della Nazionale femminile. “A me accadde la stessa cosa a Varna nel 1974, presi il posto della Tosi e poi non sono più uscita di squadra – ci racconta la sua allenatrice, Stefania Bucci, che nel 1976 fece parte della missione azzurra ai Giochi Olimpici di Montreal, assistendo in prima fila al 10 perfetto della Comaneci – Eravamo amiche di penna con Nadia, ci scrivevamo spesso. Prima delle Olimpiadi ero anche stata un mese in allenamento in Romania e ci eravamo scambiate i body”. La stessa emozione che sta provando oggi Lara, passando gran parte del suo tempo, fianco a fianco, con la Ferrari, la più grande ginnasta italiana di tutti i tempi. “Vanessa è il mio mito – conferma il “giglio” toscano - perché come me è una che non molla mai. Anche io sono una ginnasta caratterialmente forte, che in gara cerca sempre di dare il massimo. E devo dire, con un pizzico di orgoglio, che nella vita mi sono sempre conquistata tutto con le mie forze. Vany mi sta dando una mano anche in allenamento, l’ammiro tanto e sono orgogliosa di fare una finale al corpo libero con lei. Delle straniere mi hanno stupito molto le giapponesi. Lo stile delle americane, invece, è un po’ cambiato. Con l’avvento di Liukin sono diventate più eleganti e coreografiche”. Cresciuta tra le mura del Palazzetto dello sport in viale Matteotti, a Montevarchi, dove divide gli attrezzi (“mezz’ora ciascuno, senza favoritismi tra chi è in Nazionale e chi no” precisa la sua tecnica) con la sezione maschile di un’altra società, l’Aurora, Lara Mori si è sempre divisa tra la scuola a San Giovanni Valdarno e la ginnastica, una passione che ha sempre destato grande ammirazione nei suoi compagni di classe (“ma nei professori un po’ meno, visto che non mi hanno mai fatto sconti”, precisa). La materia che l’ha fatta sempre penare è stata la matematica, ed è strano per un’atleta che pratica uno sport fatto di formule e cifre. “Quando al mattino dovevo frequentare mi allenavo una sola volta, nel pomeriggio. Non era facile fare i compiti e studiare. Per fortuna la maturità l’ho portata a casa”. Perché gli esami, che sia una finale mondiale all-around oppure l’interrogazione per il diploma, come dice Eduardo De Filippo, non finiscono mai!   

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