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Doveva essere un no e così è stato. Nessuna apertura alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, anzi. A preannunciare che non ci sarà nessun colpo di scena o dietrofront, nemmeno parziale, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, lasciato in anticamera per 40 minuti, fino alla decisione del numero uno dello sport italiano di abbandonare Palazzo Senatorio. Le Olimpiadi, dunque, a Roma, non si faranno. "Sarebbe da irresponsabili dire sì a questa candidatura", esordisce senza giri di parole il sindaco Virginia Raggi, che sceglie l'immagine delle vele di Calatrava, a Tor Vergata, opera incompiuta dai Mondiali di nuoto del 2009. "Lo abbiamo detto con forza a giugno del 2015, in aula Giulio Cesare, lo abbiamo ribadito in campagna elettorale - ha aggiunto - Non abbiamo mai cambiato idea, anzi l'abbiamo rafforzata, non ipotechiamo il futuro di Roma e dell'Italia". Partono gli applausi dei consiglieri presenti in sala insieme a una parte della Giunta. Assente l'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, e il presidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito. Alla sinistra della Raggi c’è il vice, Daniele Frongia. "Con le Olimpiadi si chiede di assumere altri debiti per i romani e per gli italiani. Noi non ce la sentiamo, sinceramente, ci si dimentica che i soldi sono dei romani e degli italiani – prosegue la Raggi - Progetti lontani dagli interessi dei cittadini. Un miliardo i debiti derivanti dalle Olimpiadi degli anni Sessanta. Tutti stiamo pagando ancora quegli espropri". Altri applausi. "Non vogliamo - prosegue con voce ferma Virginia Raggi - che lo sport sia utilizzato come pretesto per ulteriori colate di cemento sulla città, non lo permetteremo". Partono le slide su un maxischermo schermo. "Si fanno tante promesse: i mondiali di nuoto, impianti che rimango lì come scheletri. Per noi non saranno questo. Diciamo no alle Olimpiadi del mattone". A supporto del sindaco anche uno studio dell’Università di Oxford sui costi dei precedenti Giochi invernali ed estivi: "Un flop mondiale nel quale si attesta in maniera chiara che tutte le olimpiadi hanno avuto uno sforamento di quasi il 50%, Montreal addirittura del 720%". Numeri dove si legge che Barcellona '92, presa a esempio per quanto è stato fatto per la città, ha avuto costi extra budget superiori del 266%, e Atene, esempio negativo per l'organizzazione delle Olimpiadi del "solo" 49%. "Le Olimpiadi sono una sorta di assegno in bianco non lo dice Virginia Raggi ma l’Università di Oxford in questo studio. Una sorta di sogno che si trasforma in un incubo", continua il sindaco. Il salto nel passato non risparmia neanche la corsa olimpica bocciata dal premier Mario Monti quand'era sindaco Gianni Alemanno, presidente del Coni Gianni Petrucci: "Nel 2012 con Monti, il debito dell'Italia ammontava a 1928 miliardi, la disoccupazione al 9,3% e il rapporto debito-Pil era al 127%. Oggi quei parametri macroeconomici sono peggiorati, tuttavia quando Monti disse di no quella fu considerata una posizione responsabile. Oggi le Olimpiadi sono diventate un affare nonostante i dati siano peggiorati". E via con i tweet dei senatori e deputati del Pd di allora che appoggiavano quella decisione. "Il Pd allora si era schierato a favore della posizione di Monti, all'improvviso oggi cambia bandiera". D'altronde, "non siamo folli. La nostra posizione non è isolata non siamo stati gli unici a ritirarci. Boston, Amburgo e Madrid. Potete far torto anche a loro per essersi ritirati...". "La mia valutazione alla luce dei dati di bilancio è che queste Olimpiadi non siano sostenibili portano solo ulteriori debiti – ha detto la Raggi - Tuttavia siamo propositivi, amiamo lo sport e vogliamo che diventi una parte fondamentale dei romani e dei cittadini. I nostri impianti comunali saranno ripristinati, lavoreremo sul quotidiano e sull'ordinario, usciremo dalle logiche dei grandi eventi degli affari e dei debiti. Non ci servono altre cattedrali nel deserto, i romani ce lo hanno detto chiaramente". Virginia Raggi promette di risistemare gli impianti romani con risorse che arriveranno dal recupero sugli sprechi, tra questi proprio le vele di Calatrava, che dovrebbero diventare una città della conoscenza, e l'impianto del Tre Fontane, che diventerà un impianto Paralimpico. La mozione per dire no a Roma 2024 ufficialmente è stata depositata questa mattina e sarà discussa e votata in Assemblea Capitolina probabilmente la prossima settimana, aprendo così un altro fronte: quello dell'eventuale danno erariale. Il faccia a faccia tra la Raggi e Malagò intanto è solo rinviato a domani. A meno di ulteriori colpi di scena l'incontro è previsto in occasione di una conferenza stampa per la presentazione del logo ufficiale di "UEFA Euro Roma 2020".